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	<title>abolizionismo Archivi - Resistere alla Cultura del Porno</title>
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		<title>Gail Dines: Crescere nella cultura del porno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[RcpResFemAd]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 09:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi inauguriamo finalmente una nuova sezione del nostro sito e un nuovo percorso che vorremmo iniziate con voi. Nel 2014 una nostra compagna ha incontrato Gail Dines a Londra durante la conferenza Stop Porn Culture, si era creato un gemellaggio USA-UK con la nascita del gruppo di Londra Resist Porn Culture. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2020/10/20/gail-dines-crescere-nella-cultura-del-porno/" data-wpel-link="internal">Gail Dines: Crescere nella cultura del porno</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2020/10/gail-speaking-tall.jpg" alt="Gail Dines" class="wp-image-281" width="352" height="453" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2020/10/gail-speaking-tall.jpg 700w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2020/10/gail-speaking-tall-233x300.jpg 233w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" /></figure></div>



<p style="text-align:left"><em>Oggi inauguriamo finalmente una nuova sezione del nostro sito e un nuovo percorso che vorremmo iniziate con voi. Nel 2014 una nostra compagna ha incontrato Gail Dines a Londra durante la conferenza Stop Porn Culture, si era creato un gemellaggio USA-UK con la nascita del gruppo di Londra Resist Porn Culture. Incontrare Gail è stata un’esperienza unica, il suo attivismo femminista, la sua passione politica, la sua lotta contro l’industria porno a fianco delle donne e le ragazze ci ha conquistate. Dopo l’incontro Gail ci ha incoraggiate ad aprire anche in Italia un gruppo di ricerca e attivismo analogo a quello che aveva fondato, dopo anni il progetto adesso è realtà. L’industria del porno è responsabile della morte di milioni di donne e minori nel mondo, un&#8217;industria che si nutre e alimenta la misoginia a livello globale. Una realtà che viene rappresentata come &#8220;mondo parallelo&#8221;, fantasia contrapposta al mondo reale, quando le donne che vengono stuprate, torturate e sottoposte ad ogni genere di violenza sono reali. Il messaggio che viene veicolato però è che quelle donne sono diverse, come le donne prostituite sono donne che possono o scelgono di essere abusate,  l&#8217;erotizzazione della violenza serve per normalizzarla e cancellarla in modo che il patriarcato possa continuare ad esercitare la sua dittatura sui corpi delle donne e le bambine.  Non è possibile parlare di pornografia senza parlare di prostituzione: la pornografia come dice Rachel Moran è prostituzione filmata. Un numero sempre crescente di donne che hanno lasciato la porno</em>g<em>rafia ha rivelato le condizioni di sfruttamento, violenza fisica e psicologica che erano costrette ad accettare, molte di loro sono vittime di tratta o sfruttamento sessuale.  Obiettivo di questa sessione è indagare il legame tra prostituzione e pornografia e tra industria del sesso e il persistere della violenza maschile sulle donne. Raccoglieremo testimonianze di sopravvissute, saggi di accademiche e attiviste ma anche racconti personali politici, a partire dai nostri, di tutte quelle donne e ragazze che hanno avuto esperienza della pornografia al di qua dello schermo dove la violenza maschile si esercita sulle figlie, le compagne, le fidanzate, le mogli. Abbiamo scelto proprio la voce potente di Gail Dines per iniziare la nostra azione di denuncia contro l&#8217;industria del porno e il danno grave che produce nella vita di donne e minori. Vogliamo che le nuove generazioni sviluppino una resistenza-resilienza contro la cultura del porno, fare resistenza è un atto di ribellione profonda, significa non piegare la testa, fare a pezzi il patriarcato. </em></p>



<p></p>



<p><strong>di Ilaria Maccaroni </strong></p>



<p>Riportiamo di seguito alcune riflessioni della Professoressa Gail Dines, principale studiosa e attivista contro la pornografia a livello mondiale, invitata al webinar organizzato da <strong>Mujeres Por la Abolición </strong>intitolato “<strong>Abolición de la pornografía y lectura del manifiesto de la II Marcha Abolicionista” (Abolizione della pornografia e lettura del Manifesto della II Marcha Abolizionista) </strong>tenutosi lo scorso 19 settembre 2020 e inserito all’interno di un ciclo di seminari dedicati a temi della prostituzione, della pornografia e dell’abolizionismo.</p>



<p>Gail Dines è autrice di articoli e saggi sull&#8217;industria del porno e sulla violenza sessuale da oltre 30 anni. Il suo libro “<strong>Pornland: How Porn Has Hijacked Our Sexuality</strong>”, pubblicato nel 2010, è stato tradotto in quattro lingue. Dines è Professoressa emerita di sociologia e studi sulle donne al Wheelock College di Boston, è inoltre fondatrice e presidente dell&#8217;organizzazione no profit <strong>Culture Reframed</strong>, impegnata nella costruzione della resistenza e resilienza dei giovani ai media ipersessualizzati e al porno. Culture Reframed lavora per trovare una &#8220;soluzione alla crisi della salute pubblica dell&#8217;era digitale&#8221;. Oratrice di fama internazionale e consulente di enti governativi negli USA e all&#8217;estero, Gail Dines è stata descritta come una delle principali studiose e attiviste anti-porno del mondo. Compare regolarmente sui maggiori media internazionali e ha ricevuto numerosi premi internazionali. Suoi articoli sono stati pubblicati su diverse testate giornalistiche come The New York Times, Time, Newsweek, The Washington Post, The Guardian, Vogue, Cosmopolitan, The Conversation e Huffington Post. Sul suo lavoro è stato realizzato un film dalla Media Education Foundation intitolato “Pornland: The Documentary”.</p>



<p><strong>Un problema di salute pubblica </strong></p>



<p>Gail Dines sostiene che la presenza della pornografia online nella nostra cultura sia diventata un problema di salute pubblica, che la cultura porno, veicolata spesso e volentieri dai media mainstream, sta avendo un impatto devastante sui giovani e sugli adolescenti. Grazie a questa cultura pornografica, le bambine e le adolescenti di oggi imparano a comportarsi come “oggetti scopabili” per poter essere riconosciute nella società. Queste ragazzine stanno crescendo in una cultura fatta di immagini su Internet che è completamente diversa da quella in cui sono cresciute le donne adulte che oggi hanno 40 o 50 anni, e che all’epoca conoscevano soltanto le riviste cartacee. E le immagini, oggigiorno molto più di prima, umanizzano la seduzione; attraversano il nostro cervello e conquistano uno spazio al suo interno in cui diventano reali; di conseguenza, le donne si paragonano sempre di più a quelle immagini, anche quando queste sono fittizie, anche quando riproducono corpi finti, ritoccati e inesistenti. </p>



<p>Le ragazze
stanno crescendo con questa percezione visiva di sé, ipersessualizzata, perché
sono proprio le immagini femminili delle pubblicità, come quelle pubblicizzate
da Victoria’s Secret (il famoso marchio statunitense di lingerie e prodotti di
bellezza), ad avere queste peculiarità, come ad esempio quello sguardo che
invita gli uomini al sesso. Le adolescenti di oggi sanno perfettamente
riprodurre e imitare quello sguardo, ribattezzato da Gail Dines come “lo
sguardo della scopata”, e sono coscienti del fatto che a renderle sexy è
proprio la loro disponibilità sessuale di fronte ai ragazzi, i quali, al
contrario, imparano fin da piccoli che l’aggressività sessuale è una
caratteristica fondante della sessualità maschile. </p>



<p>La cultura
popolare <em>mainstream</em> è quella che prepara i bambini e le bambine
all’accettazione della cultura porno: le ragazze si percepiscono sempre di più
come oggetti scopabili usa e getta, mentre i ragazzi diventano consumatori di
sesso insensibili e insaziabili, utenti perfetti dell’industria del porno. </p>



<p>Ma a gettare le basi del porno di oggi sono state, senza dubbio, le grandi riviste pornografiche del passato. Come siamo arrivati da quelle riviste come Playboy ai contenuti web dei maggiori siti porno di oggi, è davvero incredibile.</p>



<p><strong>Industria del porno e violenza maschile sulle donne: il caso Pornhub </strong></p>



<p>Pornhub è
il sito con più visualizzazioni al mondo, ancora più di Amazon e Tweeter messi
insieme. Un terzo dei siti di Internet ha a che fare, in un modo o nell’altro,
con la pornografia, un terzo dei download contengono materiale pornografico, di
fatti la pornografia è pioniera dell’innovazione su Internet. I bambini
cominciano a vedere pornografia su Internet a 7 o 8 anni. La pornografia è un
mercato enorme: l’industria del porno opera in modo molto sofisticato, ci sono
produttori, attori, tecnologia all’avanguardia, la pornografia ha i suoi gruppi
di pressioni (le così dette lobbies), stipula contratti con i grandi fondi di
investimento, muove capitali ingenti, tutte queste società investono molti
interessi nella pornografia ed è per questo che non si producono documentari informativi
e di denuncia sopra questo enorme business.</p>



<p>Nella
distribuzione dei video porno c’è una società chiamata MindGeek che funziona un
po’ come l’Amazon del porno; controlla la maggior parte della pornografia che
viene distribuita sul web a livello mondiale, è la distributrice porno più
grande di tutte, è proprietaria dei 10 dei 15 siti porno più redditizi che sono, in pratica, quelli che hanno
l’accesso gratuito. Tra questi c’è PornHub, che possiede un totale di 100
milioni di visitatori e migliaia e migliaia di video che vengono caricati sulle
sue piattaforme ogni giorno, tanto che non si riuscirebbe mai a vedere tutto il
porno presente su questo sito nemmeno volendo. Il porno mainstream, cioè quello
a cui generalmente accede la gente comune, soprattutto uomini di ogni età e
adolescenti, è quello in cui si vede ogni giorno l’immagine di una donna alla
quale eiaculano in faccia, tanto che i giovani di oggi pensano che fare sesso
significhi solo eiaculare in faccia a qualcuno. Il messaggio diretto agli uomini
attraverso la masturbazione e l’eiaculazione è che sono loro a far parte della
classe superiore.</p>



<p>A marzo,
durante il confinamento in questo periodo di pandemia, l’industria ha reso
gratuita la maggior parte dei suoi contenuti <em>Prime,</em> mentre l’accesso ai
contenuti più sofisticati lo si può avere al costo di 60 euro al mese; il
risultato sono 134 milioni di visitatori al giorno, uomini che vengono esposti
a un porno sempre più aggressivo nei confronti delle donne, che poi
ripropongono dentro e fuori le mura domestiche, ciò che ha reso la vita di
alcune donne vittime di violenza domestica ancora più difficile. Soltanto in
Italia durante il confinamento le connessioni ai siti porno sono aumentate del
57%.
L’Industria si approfitta di qualunque opportunità, finanche della tragedia,
tanto che oggi possiede circa 15 milioni di video porno a tematica Covid19, nei
quali appaiono donne in quarantena, con la mascherina e quattro medici che le
stanno penetrando ecc … In pratica, ha approfittato del Covid per produrre sempre
più video porno. Su Pornhub il 90% dei contenuti online, ai quali anche un
bambino può accedere con una ricerca di soli tre minuti, contiene almeno una
forma di aggressività contro le donne. Eiaculazione facciale, introduzione del
pene nell’ano e poi nella bocca, sputi in faccia, penetrazione tripla di tre
uomini contemporaneamente, uomini che riempiono la donna di sperma chiamandola
troia, mignotta ecc … La tipologia di violenza comune di un video di Pornhub è
il <em>gagging: </em>gli attori spingono il pene talmente infondo alla gola delle
donne, avvicinando la testa affinché ingoino lo sperma tanto da farle piangere;
si comportano da psicopatici privi di alcuna empatia. Il <em>gagging</em>
comporta anche lo strangolamento, cioè la stretta delle mani attorno alla gola;
è possibile che durante questa pratica di tortura, gli attori lascino la presa attorno al collo della donna proprio
nel momento in cui sta per svenire. Gli effetti secondari di questa pratica
sono molto pericolosi. Il sesso anale, ad esempio, può causare il prolasso
dell’ano che non è così semplice da curare, ed è per questo che le donne non
resistono per più di tre mesi nell’Industria del Porno, perché non riescono a
sopportare le vessazioni e la violenza che subiscono ogni giorno. Cento anni di
ricerca e studi empirici dimostrano la portata del danno causato dalla
pornografia sulle persone: quanto prima i ragazzi accedono al porno e meno
capacità di intimità relazionale riescono a sviluppare con le loro partner, più
possibilità ci sono che perpetrino la violenza e l’abuso sessuale o che abbiano
disfunzione erettile; più sono fruitori di porno e maggiori possibilità hanno
di commettere una qualche forma di violenza contro una donna. </p>



<p><strong>L&#8217;impatto della pornografia su bambini e adolescenti</strong></p>



<p>Tutto ciò è davvero orribile anche perché le persone non capisco l’impatto che la pornografia sta avendo sui bambini. Neanche i mezzi di comunicazione comprendono l’enormità di tale impatto sugli adolescenti. Le donne nella pornografia piangono sempre, soffrono tanto. Figuriamoci cosa penserebbe un bambino di 11 anni che accede a dei contenuti porno per la prima volta, riuscirebbe a sopportare così tanto orrore? Quando vedono del porno online, i ragazzi possono leggere slogan come questo: “Prendiamo una puttana e le facciamo tutto quello che qualunque uomo vorrebbe farle”. Questo non è vero, non tutti gli uomini hanno gli stessi desideri. Queste frasi manipolano le menti dei bambini e degli adolescenti, perché comunicano loro che se vogliono essere dei veri uomini è così che si devono comportare. Quando i bambini e gli adolescenti cercano sesso online, non vogliono vedere quello che i siti porno offrono loro, immagini in cui si propone del sesso anale violento in cui le donne vengono umiliate, un mondo d’odio, tortura, paura ed eccitazione, un mondo nel quale e grazie al quale generazioni di bambini e adolescenti vengono traumatizzati e spinti a riproporre nell’intimità con un&#8217;altra persona, le stesse torture e gli stessi comportamenti violenti. È così che l’Industria del Porno approfitta del trauma che crea nei più giovani, perché dalle immagini della pornografia online è facile passare al sesso reale. </p>



<p>Esistono circa 100
categorie di porno rivolto agli adolescenti: il cellulare è il mezzo principale
con il quale i bambini accedono al porno attraverso le reti sociali. Il sito
web più grande di tutti è Tick Tock in cui ci sono molti predatori. Su Instagram il porno si nasconde dietro le iconcine
(disegni che gli adolescenti usano per alludere al sesso come le melanzane che
rappresentano il pene, le ciliegie che rappresentano i testicoli, la pesca che
rappresenta il sesso anale, le goccioline d’acqua l’eiaculazione e via
discorrendo), così che i ragazzi cercano siti porno attraverso queste iconcine
ed emoticons che compaiono sulle reti sociali. </p>



<p><strong>La lotta contro la cultura del porno </strong></p>



<p>Viviamo in una cultura tossica che dobbiamo ripulire e il modo migliore per riuscirci è legare e abbattere questo mostro pornografico e possiamo farlo, afferma Gail Dines, grazie a <strong>Cultural Reframed.</strong> Un sito la cui visione è quella di creare un mondo di uguaglianza ed empatia e sconfiggere, allo stesso tempo, la cultura porno. Questo progetto è rivolto a genitori, insegnanti, pediatri, professionisti di settore e mette a disposizione i migliori strumenti per educare i nostri figli. Il porno è un prodotto fatto da e per gli uomini, che sono i maggiori consumatori di sesso, prostituzione e porno online, nonché dell’industria del sesso in generale. </p>



<p>Purtroppo, molte
donne e ragazze giovani, oggigiorno, si sentono attratte dal porno perché
vedono in esso una potente arma di eccitazione degli uomini. Ma il fatto che
piaccia qualcosa, non vuol dire che essa sia accettabile e corretta in termini
etici e sociali. </p>



<p>Ai bambini e
adolescenti, inoltre, va insegnato a pensare con il loro cervello, gli si deve
dare fiducia e dire loro che potranno essere adulti meravigliosi ma se
diventano fruitori di porno, la loro sessualità sarà irrevocabilmente regalata
a un gruppo di capitalisti senza scrupoli pronti a strappare loro di dosso la loro
sessualità e la capacità di empatizzare e di innamorarsi. È questo che dobbiamo
impedire. La pornizzazione della cultura operata da produttori, puttanieri e
sfruttatori non deve essere più permessa. </p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2020/10/WhatsApp-Image-2020-10-18-at-02.14.27-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-300" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2020/10/WhatsApp-Image-2020-10-18-at-02.14.27-1024x576.jpeg 1024w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2020/10/WhatsApp-Image-2020-10-18-at-02.14.27-300x169.jpeg 300w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2020/10/WhatsApp-Image-2020-10-18-at-02.14.27-768x432.jpeg 768w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2020/10/WhatsApp-Image-2020-10-18-at-02.14.27.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Suzzan Blac sull’arte, il trauma e lo sfruttamento infantile</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2019/10/23/ciao-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RcpResFemAd]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 13:41:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvissute]]></category>
		<category><![CDATA[abolizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[industria del porno]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento sessuale minori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/?p=1</guid>

					<description><![CDATA[<p>Traduzione dall&#8217;inglese di Chiara C. e Giulia C. Suzzan Blac ha iniziato a dipingere come forma di terapia per esprimere le sue emozioni più profonde ed elaborare il trauma che non riusciva a comunicare&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2019/10/23/ciao-mondo/" data-wpel-link="internal">Suzzan Blac sull’arte, il trauma e lo sfruttamento infantile</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Traduzione dall&#8217;inglese di Chiara C. e Giulia C.</p>



<p><strong><em>Suzzan Blac</em></strong><em> ha iniziato a dipingere come forma di terapia per esprimere le sue emozioni più profonde ed elaborare il trauma che non riusciva a comunicare a parole. </em><strong><em>Rae Story</em></strong><em> parla con lei del suo lavoro, dell’industria del sesso e della normalizzazione dello sfruttamento sessuale in età infantile.</em></p>



<p>Testo originale di Rae Story pubblicato su <a href="https://www.feministcurrent.com/2017/06/06/suzzan-blac-art-trauma-child-exploitation/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Feminist Current </a></p>



<p><strong>Suzzan Blac</strong> è una pittrice surrealista di Birmingham, Inghilterra. I suoi dipinti raccontano la sua esperienza di vittima di stupro da bambina, costretta alla prostituzione e alla pornografia da adolescente. Rae Story ha parlato con lei su che cosa significhi dipingere il trauma, sulla cultura della pedofilia e sulla lobby dei papponi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright is-resized"><img decoding="async" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/S8004257bluehairdetail-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-27" width="263" height="350" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/S8004257bluehairdetail-768x1024.jpg 768w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/S8004257bluehairdetail-225x300.jpg 225w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/S8004257bluehairdetail.jpg 1152w" sizes="(max-width: 263px) 100vw, 263px" /><figcaption>Blue Hair Detail</figcaption></figure></div>



<p><strong>R.S.:</strong> Il tuo lavoro sembra fondere uno stile gotico e horror con l’estetica surrealista, a questo riguardo ti rifai ad influenze specifiche? Come hai sviluppato il tuo stile unico?</p>



<p><strong>S.B.:</strong> Nella mia tarda adolescenza ho sviluppato un interesse per Francis Bacon e Salvador Dalì vedendo i loro lavori nelle gallerie di Birmingham. Prima di allora non ero stata esposta a nessun tipo di arte, musica o letteratura durante la mia crescita, ma disegnare era qualcosa in cui ero brava e che mi piaceva. In quegli anni gli insegnanti mi criticavano per i miei disegni “dark” e cercavano di convincermi a disegnare cose “carine”. Io seguivo i loro consigli perché era l’unico modo per ottenere la loro approvazione.<br> Dopo le superiori volevo andare all’istituto d’arte, ma quando l’ho detto all’ufficio di avviamento al mondo del lavoro della mia scuola l’impiegato mi ha riso in faccia e mi ha detto di scendere dalle nuvole. Quando l’ho detto a mia madre mi ha detto “Chi ti credi di essere? Vai a fare le pulizie come me”. Quindi non ho proseguito gli studi e sono andata via di casa appena ho compiuto 16 anni.<br> Prima di decidere di dipingere la mia storia di abusi non avevo mai usato i colori ad olio.  <br> Ho iniziato a dipingere come forma di terapia, e anche se seguivo una terapia convenzionale c’erano cose che non riuscivo a dire al mio terapeuta. Non avevo le parole. Ma dipingendo puoi esprimere emozioni intense tramite forma, consistenza e colore. I dipinti che creavo erano solo per il mio sguardo. Sentivo di non poterli esporre perché erano troppo viscerali, agghiaccianti e disturbanti. Sapevo che mi avrebbero bollata.<br> Però volevo che le immagini fossero realistiche . Non avevo “prove” degli abusi che avevo subito nel passato, come foto o video, quindi volevo raggiungere il realismo della carne e del sangue, delle emozioni e delle espressioni. Sapevo anche che non poteva esserci alcun processo razionale che mi aiutasse a portare quello che volevo sulla tela perché ogni pensiero cosciente avrebbe sviato le mie emozioni vere e più profonde. Quindi scarabocchiavo in maniera inconscia, senza pensare a cosa stavo facendo. Poi, una volta passata alla pittura, trasferivo le immagini più crude e appropriate sulla tela. In tutti i sensi, le immagini venivano dal mio stomaco, non dalla mia mente.</p>



<p><strong>R.S.:</strong> Generalmente si pensa che le persone abbiano una tendenza difensiva a reprimere i propri sentimenti sulle cose brutte che hanno sperimentato, o che provino a rendere quei ricordi benigni e ordinari. D’altro canto il tuo lavoro è molto rivelatore, non minimizza o ammorbidisce l’orrore delle esperienze che hai vissuto. Hai avuto paura di relazionarti in maniera troppo vivida e ricca a quei ricordi? Di “liberarli”?</p>



<p><strong>S.B.:</strong> Sì. Ho scoperto solo di recente di soffrire di sindrome da stress post traumatico e non ho preso coscienza di essere stata abusata fino a quando non ho avuto mia figlia, a 28 anni! Avevo soppresso e interiorizzato tutto il trauma, e comunque non avrei seguito nessuna terapia perché non volevo rivivere quei ricordi. Il dolore sarebbe stato troppo forte. E’ più facile minimizzare, evitare e sopprimere. Ho cercato aiuto solo perché ho iniziato ad avere dei flashback e non volevo che avessero delle conseguenze su mia figlia. <br> All’epoca non avevo paura, avevo solo un forte bisogno di dipingere la mia storia perché la pazzia era diventata troppa e dovevo tirarla fuori dalla mia testa. Ero anche molto arrabbiata e sapevo che dovevo canalizzare quella rabbia. Ma non mi sono mai agitata dipingendo – dovevo rimanere&nbsp; distaccata per concentrarmi sulla tecnica e non fare&nbsp; errori. E’ stato solo anni dopo, quando ho esposto i miei quadri, che ho ceduto e ho affrontato l’enormità del mio passato – l’abuso. Quindi sì, è stato estremamente catartico per me e mi sono sempre ritenuta fortunata di avere questa capacità di esprimere le mie emozioni attraverso la pittura.</p>



<p><strong>R.S.: </strong>La tua collezioni sottolineano la violenza sessuale commerciale, in particolare quella contro i bambini. Una delle tue collezioni più recenti, “A basement of dolls” è straordinaria in questo senso, ma non di facile fruizione. Si parla dell’esistenza di una cultura della pedofilia endemica (pornografia “teen”, depilazione totale ecc), andando oltre i più superficiali ammonimenti contro la sessualizzazione infantile. Che ne pensi?</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="764" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/blondes-1024x764.jpg" alt="" class="wp-image-332" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/blondes-1024x764.jpg 1024w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/blondes-300x224.jpg 300w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/blondes-768x573.jpg 768w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/blondes.jpg 1623w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Blondes</figcaption></figure>



<p><strong>S.B.:</strong> C’è un tale clima dominante di sessismo, apatia, ignoranza e accettazione che circonda lo sfruttamento&nbsp; e il condizionamento sessuale commerciale delle donne e delle ragazze. Molti non sono interessati a fare ricerche in merito, ma un’immagine è istantanea e può fissarsi nella mente, quindi credo che sia molto più efficace nel trasmettere un messaggio delle parole. <br> Sappiamo tutti che uno dei generi di pornografia più popolari è il “teen”, questo che cosa ci dice? Se i pornografi legali potessero usare i bambini, lo farebbero. Come i papponi che costringono e sfruttano giovani teenagers nella prostituzione e chiedono un prezzo più alto ai tanti clienti che vogliono ragazze giovani. Ma non possono farlo nella pornografia perché è illegale, quindi fanno l’unica cosa che possono fare rimanendo nella legalità: il porno “barelylegal” con 18enni – che dimostrano meno anni, con poco seno, senza peli pubici e con i capelli racconti in code di cavallo. Il pornografo Max Hardcore usa 18enni che fa apparire più giovani con code di cavallo, apparecchi per i denti e vestiti comprati in negozi per bambini. Poi le degrada, umilia e violenta nei suoi video. <br> Il Giappone ha reso illegale le immagini che rappresentano abusi sui minori solo nel 2014, e questi video sono ancora disponibili nelle videoteche. Le ragazzine sono sfruttate in bar e club, e prostituite apertamente in molte zone. Ci sono macchinette automatiche che vendono mutandine indossate da bambine e sex dolls con corpi di bambine , per non parlare del lolicon, dello shotacon, dei manga e degli anime – alcuni altamente pornografici, con rappresentazioni di bambini usati sessualmente da maschi adulti. Non c’è nulla di fondamentalmente diverso nei giapponesi, nella loro cultura di accettazione, quindi se la pedofilia fosse accettata altrove come lo è in Giappone, una volta legalizzata possiamo immaginare come sarebbe imperante anche negli altri paesi. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/Our-Special-Secret-1024x753.jpg" alt="" class="wp-image-25" width="459" height="337" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/Our-Special-Secret-1024x753.jpg 1024w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/Our-Special-Secret-300x220.jpg 300w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/Our-Special-Secret-768x564.jpg 768w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/10/Our-Special-Secret.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 459px) 100vw, 459px" /><figcaption>Our Special Secret</figcaption></figure></div>



<p><strong>R.S.: </strong>Certo. Riformiste sociali come Josephine Butler hanno cercato di porre fine alla prostituzione infantile nel diciannovesimo secolo, ma sono state attaccate dai papponi e anche da alcune persone nella prostituzione per le quali i tentativi di alzare l’età legale nella prostituzione dai 12 ai 16anni avrebbero delegittimato il “mercato” , lanciando il messaggio che la prostituzione non era un lavoro come qualsiasi altro (al tempo l’età minima di ammissione al lavoro era fissata ai 12 anni). Persone come Butler sono spesso state considerate dai neoliberali reazionari come puritane, il che è molto significativo.<br> Credo che ci sia molta noncuranza sull’argomento dello sfruttamento infantile nel mercato del sesso,&nbsp; e il tuo lavoro affronta questo tema – molte persone hanno un rapporto dissonante con l’abuso infantile e la prostituzione. Incluse le persone a favore dell’industria del sesso che svicolano dal discutere i dettagli e i materiali specifici dell’industria e si limitano a urlare slogan come “ascoltate le sex workers”. E’ una tattica di occultamento per mettere a tacere il dissenso. <br> A questo proposito, qual è il tuo punto di vista sulla situazione politica che circonda il mercato del sesso e cosa credi che debba essere fatto per prevenire lo sfruttamento di altre donne e bambine o per aiutare chi è già vittima? Cosa pensi di quelle donne che dicono di amare la prostituzione e che lo vedono come un “lavoro come un altro”?</p>



<p><strong>S.B.:&nbsp; </strong>Certo. Molti dei primi magazine pornografici commerciali sessualizzavano i bambini e promuovevano pedofilia e incesto, spesso con personaggi dei fumetti come “Chester il molestatore”, che per molti anni è stato presente sulla rivista Hustler. Quindi sì, i pornografi, che non sono altro che papponi, non avrebbero remore nell’usare i bambini se fosse legale.<br> Sulle persone a favore della prostituzione , spesso sono papponi , pedofili, pornografi, venditori o consumatori di porno, uomini che comprano le donne o neoliberali. Molti hanno posizioni di potere e influenza nei media, come la Free Speech Coalition negli Stati Uniti e Sex and Censorship nel Regno Unito. Spesso sono persone con interessi economici nell’industria del sesso e le loro parole risuonano nelle menti dei giovani che crescono in un clima di pornografia e oggettificazione sessuale delle donne e delle bambine nei media. Quindi sono condizionati a voler credere ai miti della prostituzione e alle bugie dei pornografi. <br> Ovviamente io sono a favore del modello nordico riguardo alle donne prostituite. Ma dobbiamo andare oltre, non limitarci a criminalizzare i compratori di sesso ma smascherare loro e le loro scelte. Come ogni altra forma di violenza contro le donne&nbsp; &#8211; violenza domestica o stupro, per esempio – la società e i media si soffermano sulle vittime invece che sui colpevoli. Invece di “lui l’ha picchiata” è “lei è una donna picchiata”,  “donna è stata stuprata” invece che “un uomo ha stuprato una donna”. Questo è in tutto e per tutto rivittimizzazione e sposta l’attenzione sulle ragioni per cui la vittima si è cacciata in questa situazione invece che sul colpevole e sul perché lo ha fatto.<br> L’unico modo per mettere fine a tutto questo è educare i nostri bambini sul sessismo, le relazioni, il consenso, l’abuso e lo sfruttamento sessuale e i danni della pornografia. Abbiamo bisogno di organizzazioni esterne per educare la prossima generazione a pensare in maniera critica sul motivo per cui così tante bambine e donne vengono oggettificate, sfruttate sessualmente e aggredite perché l’unica cosa che sentiamo sono le statistiche sulla violenza contro le donne e le bambine.<br> Attraverso la pornografia, le menti dei bambini sono deformate e condizionate a credere che le donne siano felici di essere vittime di violenza sessuale. Se la pornografia è violenza sessuale erotizzata, come può la mente malleabile di un bambino capire la differenza tra fantasia e realtà, miti e bugie? Il modo in cui i pornografi normalizzano atti sessuali violenti e insegnano ai ragazzi che si sentono autorizzati a replicare questi atti nella vita reale altera e istiga il comportamento dei bambini, e dall’avvento della pornografia online possiamo riscontrare un numero maggiore di aggressioni sessuali da parte di bambini contro altri bambini, di video di stupri e stupri di gruppo. Direi che la maggioranza delle donne che dicono di amare la prostituzione (o ogni altra parte dell’industria del sesso) sono spesso il prodotto di famiglie disfunzionali dove violenza e abuso sessuale sono comuni, o sono state vittime di stupri e abusi. Queste vittime hanno un disturbo da stress post traumatico complesso, che è un modello di comportamento in cui la vittima continua ad abusare se stessa per evitare sintomi spiacevoli che sono più dolorosi dell’abuso stesso. Questo meccanismo di difesa spesso si manifesta con comportamenti sessuali ad alto rischio, disprezzo di sé, autolesionismo e rimessa in atto dell’abuso (noto come &#8216;trauma bonding&#8217;, rimessa in atto del trauma) . Inoltre, dentro le menti di alcune di queste giovani donne ci sono alti livelli di rabbia e aggressività che si manifestano in una forma di resistenza mentale. Il loro comportamento non ci dice chi sono in realtà – si tratta di un meccanismo di sopravvivenza. Di solito queste giovani donne sono dipendenti da alcool o droga, disposte a tutto per finanziare la loro dipendenza. E’ un circolo vizioso. <br> Credo che questi fatti vadano capiti, riconosciuti e affrontati da tutti i governi e le organizzazioni che si occupano della salute pubblica. Dovrebbero anche essere affrontati nell’addestramento delle forze di polizia, degli operatori nel settore medico, degli assistenti sociali e dei lavoratori nel settore giudiziario. Queste informazioni dovrebbero essere trasmesse anche ai media e al pubblico per combattere la rivittimizzazione, che è un importante fattore alla base dei fenomeni dell’abuso sessuale, dello stupro, dello sfruttamento e della violenza contro le donne e le bambine.</p>



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