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	<title>RcpResFemAd, Autore presso Resistere alla Cultura del Porno</title>
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	<title>RcpResFemAd, Autore presso Resistere alla Cultura del Porno</title>
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		<title>Corpi razzializzati, desiderio plasmato: la pornografia come pedagogia del dominio</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2026/04/21/corpi-razzializzati-desiderio-plasmato-la-pornografia-come-pedagogia-del-dominio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RcpResFemAd]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 17:12:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura dello stupro]]></category>
		<category><![CDATA[industria del porno]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia e violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza maschile sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giulia Poletti, in&#160;Marea, rivista diretta da Monica Lanfranco, n. 1/2026. A fare da preambolo al capitolo sette di “Pornland, come la pornografia si è impossessata della nostra sessualità” è un episodio noto al pubblico&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2026/04/21/corpi-razzializzati-desiderio-plasmato-la-pornografia-come-pedagogia-del-dominio/" data-wpel-link="internal">Corpi razzializzati, desiderio plasmato: la pornografia come pedagogia del dominio</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Giulia Poletti, in&nbsp;<em>Marea</em>, rivista diretta da Monica Lanfranco, n. 1/2026.</em></p>



<div class="wp-block-cover wp-duotone-unset-1"><span aria-hidden="true" class="wp-block-cover__background has-background-dim"></span><img decoding="async" class="wp-block-cover__image-background wp-image-505" alt="" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-21-apr-2026-18_59_41-819x1024.png" data-object-fit="cover"/><div class="wp-block-cover__inner-container is-layout-flow wp-block-cover-is-layout-flow">
<blockquote class="wp-block-quote is-style-plain is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-center has-large-font-size"><em>Le immagini oggi sono diventate così estreme che ciò che un tempo era considerato pornografia hardcore è ormai diventato la norma nella pornografia di largo consumo</em>.</p>
<cite>Gail Dines</cite></blockquote>
</div></div>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p class="has-medium-font-size">A fare da preambolo al capitolo sette di <strong>“Pornland, come la pornografia si è impossessata della nostra sessualità”</strong> è un episodio noto al pubblico americano, riguardante il conduttore radiofonico Don Imus. Gail Dines, sociologa e femminista, utilizza questo caso per portare alla luce il paradosso dell’industria pornografica e il suo stretto legame con il razzismo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nel <strong>2007</strong>, <strong>Imus definisce una squadra femminile</strong> universitaria, composta da ragazze nere, <strong>come</strong> “nappy headed hos”, ossia <strong>“troie dai capelli afro”</strong>. Lo scandalo è immediato e di ampia portata: Imus <strong>viene licenziato</strong> e il messaggio appare inequivocabile. Un linguaggio esplicitamente sessista e razzista non viene più tollerato nei contesti pubblici. <strong>Quello che accade poche settimane dopo però sembra suggerire una realtà ben diversa</strong>. <strong>Una casa di produzione pornografica utilizza le stesse identiche parole come titolo di un film</strong>. Questa volta<strong> non c’è nessuno scandalo</strong>, nessuna indignazione, solo profitto. Il paradosso, come mostra Dines, risiede proprio qui: <strong>il razzismo è condannato se utilizzato nei contesti pubblici espliciti, ma tollerato e anzi monetizzato se diventa pornografia. </strong>Tutto ciò che passa attraverso il porno, dal razzismo allo stupro, non viene solo mostrato allo spettatore ma anche normalizzato.</p>



<p class="has-medium-font-size">Dunque, l’industria pornografica attua una normalizzazione delle varie forme di violenza. Pratiche, linguaggi e immaginari, che nella vita sociale sarebbero riconosciuti come violenti, degradanti o inaccettabili vengono ripetuti, sessualizzati e consumati fino a sembrare normali, persino desiderabili.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Nel porno, il razzismo non appare come odio, ma come preferenza sessuale.</strong> La violenza non appare come violenza, ma come fantasia. <strong>Lo stupro non appare come crimine, ma come “scenografia”</strong>. Questo processo ha un effetto potentissimo sugli spettatori, perché ciò che viene associato all’eccitazione smette di essere percepito come problema. <strong>Se qualcosa è fonte di eccitazione, difficilmente lo si riconosce come violento</strong>. In questo senso, la pornografia non riflette semplicemente la società: educa lo sguardo. Insegna cosa è desiderabile, chi è desiderabile e chi può essere usato e abusato. Ed è per questo che <strong>il porno riesce a far passare il razzismo e la violenza sessuale come intrattenimento accettabile: li sposta dal piano etico al piano dell’eccitazione, dove la critica si spegne.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Nel porno la differenza razziale non è solo presente, è organizzata in categorie:“Black”, “Asian”, “Latina”, “Interracial”. E già questo è emblematico, perché nei media tradizionali l’uso della parola razza è oggi riconosciuto come problematico: sappiamo che <strong>le razze non esistono biologicamente, ma sono costruzioni sociali e storiche</strong>. <strong>L’industria del porno, invece, si serve del concetto di razza che viene trattata come se fosse un dato naturale, fisso,</strong> immediatamente leggibile sul corpo. Ciò che nei media tradizionali sarebbe inaccettabile — usare la razza per definire una persona — qui <strong>diventa il principio stesso dell’eccitazione</strong>. La differenza razziale viene trasformata in marchio, in genere pornografico, e soprattutto in preferenza sessuale. Il razzismo, quindi, non sparisce: viene sessualizzato. E proprio perché è sessualizzato, smette di sembrare razzismo.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Uno dei luoghi, virtuali e non, in cui il razzismo sessualizzato appare in modo più evidente è il porno interrazziale</strong>. Il termine “interrazziale” suggerisce un incontro tra differenze, ma in realtà nell’industria pornografica, nasconde una struttura molto rigida e ripetitiva. Nella stragrande maggioranza dei casi, questo genere mette in scena uomini neri e donne bianche. Non si tratta di varietà o inclusione, ma di <strong>una fantasia costruita intorno al conflitto razziale</strong>. Gli uomini neri vengono rappresentati come iper-mascolini, dominanti, ridotti a una forza sessuale incontrollabile. Le donne bianche, al contrario, vengono messe in scena come oggetti di trasgressione, come corpi da “sporcare” o da profanare. Il piacere non nasce dall’incontro, ma dalla violazione simbolica: della femminilità bianca e, allo stesso tempo, dal rafforzamento dello stereotipo dell’uomo nero come minaccia sessuale. È importante sottolineare che questo genere, come tanti altri del porno, è pensato soprattutto per un pubblico maschile bianco. Attraverso queste immagini, il porno riattiva paure e fantasie razziali storiche e le rende consumabili, eccitanti, apparentemente innocue. Il porno interrazziale <strong>non favorisce un incontro tra le differenze, anzi ricicla un conflitto razziale storico</strong>, <strong>lo sessualizza e lo rende fruibile al pubblico</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size">Un’altra analisi che merita attenzione riguarda la rappresentazione delle <strong>donne di colore nel porno</strong>. Quello che <strong>emerge </strong>non è solo sessismo, ma <strong>una violenza più complessa, perché razza e genere agiscono insieme</strong>. Le donne nere e le donne asiatiche non vengono semplicemente <strong>sessualizzate</strong> in quanto donne, ma anche <strong>razzializzate</strong>. Il loro corpo non è mai solo un corpo femminile, ma un corpo carico di significati storici e coloniali. Le <strong>donne nere</strong> sono quasi sempre raffigurate come <strong>aggressive</strong>, <strong>volgari</strong> e <strong>sessualmente</strong> <strong>eccessive</strong>. Questa immagine non nasce dal porno: è uno <strong>stereotipo antico, che giustifica l’idea che debbano essere controllate, corrette, punite.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Nel porno però questa “<strong>punizione</strong>” prende la forma di <strong>sesso violento</strong>, umiliante, presentato come qualcosa<strong> che ristabilisce l’ordine</strong>. Le <strong>donne asiatiche</strong>, al contrario, sono rappresentate come <strong>docili, infantili, obbedienti</strong>. Vengono mostrate al pubblico come se la sottomissione fosse una caratteristica insita nella loro natura, incapaci di dire di no, spesso persino <strong>private di una piena adultità</strong>. Non si tratta di fantasia innocua, ma della riproduzione di immaginari coloniali ben precisi. <strong>Il concetto di “razza” entra in gioco qui come giustificazione della violenza: disumanizza le donne e le rende più “sfruttabili”</strong>. L’intersezione di razza e genere nelle donne di colore, la doppia subordinazione che subiscono, le rende centrali nell’economia del porno più estremo, ossia del porno gonzo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nel saggio “‘Black Pole’ and ‘Asian Hole’: Language Ideologies in Interracial Gay Porn”, <strong>Liang Cao analizza come </strong>anche il linguaggio utilizzato <strong>nella</strong> <strong>pornografia gay interrazziale</strong> <strong>produca e rafforzi ideologie razziali, sessualizzate e disumanizzanti.</strong> L’attenzione non è rivolta agli atti sessuali in sé, ma alle etichette linguistiche, ai titoli, ai dialoghi e alle categorie razziali che strutturano l’immaginario pornografico. <strong>Le espressioni “Black Pole” e “Asian Hole” non sono innocue né puramente descrittive: sessualizzano il corpo</strong> razzializzato riducendolo a funzione (penetrante vs ricettiva), e lo inseriscono in una gerarchia erotica che riproduce rapporti di potere storici e coloniali. Il linguaggio pornografico naturalizza stereotipi razziali (iper-mascolinità nera/passività asiatica). La razza viene dunque resa leggibile come fonte di eccitazione e perversione sessuale (fetish) attraverso ruoli sessuali rigidi.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il porno funziona come dispositivo cultural</strong>e, non solo come intrattenimento: <strong>educa il desiderio e ne delimita i confini</strong>. Anche nel contesto gay, spesso pensato come “trasgressivo”, operano logiche normative e razzializzanti. Come spiegava Pierre Bourdieu nel 1988 in “La parola e il Potere, Linguaggio e potere simbolico”, <strong>il linguaggio esprime ed esercita un enorme potere, che è simbolico di strutturazione della realtà</strong>. Le parole mettono in scena le questioni sociali e in ultima istanza le legittimano. L’autorità simbolica assieme al riconoscimento sociale è la chiave della sua valenza simbolica.<strong> Quello che accade nella pornografia tramite il linguaggio è proprio la costruzione di una realtà sessista e razzista che è legittimata dalle parole stesse che in altre realtà verrebbero condannate.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La violenza simbolica qui non viene meno alla violenza fisica, ma agiscono simultaneamente per giustificare una forma di dominio </strong>che non viene percepita come forma di violenza, in quanto interiorizzata, anche da chi la subisce (almeno all’apparenza). La pornografia trasforma la violenza simbolica in desiderio.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il porno non può essere considerato un mero spazio di rappresentazione sessuale, né tantomeno un terreno di fantasie private innocue. <strong>Come mostra chiaramente Jennifer C. Nash</strong>, giurista e studiosa di razza, genere e sessualità, <strong>la pornografia è un dispositivo culturale profondamente intrecciato alle storie della dominazione razziale e sessuale</strong>. Nel suo saggio, Nash analizza come le immagini pornografiche non si limitino a riflettere desideri individuali, ma contribuiscano attivamente alla produzione e alla normalizzazione di fantasie, rese collettive, in cui il corpo razzializzato è plasmato come disponibile, consumabile e gerarchicamente inferiore. In questo senso, l<strong>a pornografia funziona come una tecnologia simbolica che sessualizza il razzismo, rendendolo invisibile proprio nel momento in cui lo rende desiderabile.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Essere contro la pornografia</strong>, allora, non <strong>significa</strong> adottare una posizione moralistica, ma <strong>riconoscere</strong> <strong>il suo ruolo strutturale nel mantenere un potere simbolico in cui violenza, disuguaglianza e supremazia</strong> — <strong>di genere e di razza</strong> — <strong>vengono tradotte in intrattenimento</strong>. È qui che la critica diventa necessaria: non per censurare il desiderio, ma per smascherare chi rende queste dinamiche di potere legittime e rende il dominio desiderabile. <strong>I fantasmi della storia &#8211; schiavitù, colonialismo, supremazia bianca &#8211; sopravvivono tramite la loro sessualizzazione.</strong> È in questa sessualizzazione del passato che il potere trova una delle sue forme più efficaci di continuità e smette di apparire come forma di oppressione presentandosi come scelta, fantasia, intrattenimento.</p>
</div></div>



<h3 class="wp-block-heading">Fonti</h3>
</div></div>



<p>Pierre Bourdieu,&nbsp;<em>La parola e il potere. L’economia degli scambi linguistici</em>, Roma–Bari, Laterza, 1988.</p>



<p>Liang Cao, “‘Black Pole’ and ‘Asian Hole’: Language Ideologies in Interracial Gay Porn”, in&nbsp;<em>Journal of Homosexuality</em>, vol. 70, n. 8, 2023, pp. 1632–1652.</p>



<p>Gail Dines,&nbsp;<em>Pornland. Come il porno si è impossessato della nostra sessualità</em>, traduzione italiana di Ilaria Maccaroni e Giulia Poletti, Roma, Round Robin Editrice, 2023.</p>



<p>Jennifer C. Nash,&nbsp;<em>The Black Body in Ecstasy: Reading Race, Reading Pornography</em>, Durham–London, Duke University Press, 2014.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sesso con 100 uomini in 24 ore: l’abuso degli uomini e l’autolesionismo di una giovane donna</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2025/03/19/sesso-con-100-uomini-in-24-ore-labuso-degli-uomini-e-lautolesionismo-di-una-giovane-donna/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2025 17:04:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Traduzione dell&#8217;articolo di Collective Shout: Sex with 100 men in 24 hours: Opportunistic men and a young woman’s self-harm, di Caitlin Roper&#160; Il comune denominatore è una cultura che normalizza l&#8217;oggettificazione delle donne, mentre&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2025/03/19/sesso-con-100-uomini-in-24-ore-labuso-degli-uomini-e-lautolesionismo-di-una-giovane-donna/" data-wpel-link="internal">Sesso con 100 uomini in 24 ore: l’abuso degli uomini e l’autolesionismo di una giovane donna</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="450" height="236" data-id="496" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2025/03/f_-100-uomini-in-14-ore-il-lato-oscuro-del-record-hard-non-lo-consiglierei-a-nessuno-1hzdx.webp" alt="" class="wp-image-496" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2025/03/f_-100-uomini-in-14-ore-il-lato-oscuro-del-record-hard-non-lo-consiglierei-a-nessuno-1hzdx.webp 450w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2025/03/f_-100-uomini-in-14-ore-il-lato-oscuro-del-record-hard-non-lo-consiglierei-a-nessuno-1hzdx-300x157.webp 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure>
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<p>Traduzione dell&#8217;articolo di<a href="https://www.collectiveshout.org" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer"> Collective Shout</a>: <a href="https://www.collectiveshout.org/sex-with-100-men-in-24-hours" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Sex with 100 men in 24 hours: Opportunistic men and a young woman’s self-harm</a>, di Caitlin Roper&nbsp;</p>



<p>Il comune denominatore è una cultura che normalizza l&#8217;oggettificazione delle donne, mentre difende gli uomini che se ne approfittano.</p>



<p>La settimana scorsa è stato pubblicato un documentario su YouTube che racconta l’esperienza della modella inglese di OnlyFans Lily Phillips: la sfida consisteva nel fare sesso con 100 uomini in un solo giorno.</p>



<p>Il documentario, prodotto dal YouTuber Josh Pieters, segue Lily prima e dopo la sfida sessuale. Con un sorriso accennato, cercando di trattenere le lacrime, con gli occhi rossi e doloranti a causa di così tante eiaculazioni, la fragile ventitreenne descrive l&#8217;esperienza come “intensa” e lascia la stanza in lacrime.</p>



<p>In risposta al video virale, estratto dal documentario, molti spettatori hanno minimizzato i danni evidenti subiti da Lily, sostenendo che fosse stata lei <em>a scegliere </em>di partecipare. Secondo costoro, se l’attrice ha scelto di essere usata da quegli uomini, allora il danno non conta. Gli uomini che l’hanno usata, invece, sono esentati da ogni responsabilità. Noi riteniamo che le cose non stiano assolutamente così</p>



<p><strong>Cento approfittatori – alcuni arrivati dall’estero per trascorrere da due ai cinque minuti con Lily – tutti in fila per partecipare ad un atto di autolesionismo estremo da parte di una giovane donna vulnerabile.&nbsp;</strong></p>



<p>Dal video emergono segnali evidenti che dimostrano come la ragazza non sapesse che, essere trattata come un oggetto da parte di 100 uomini sconosciuti, fosse una violazione del suo corpo.&nbsp; Lily ha descritto la sua esperienza elencando sintomi di uno stato di dissociazione: il fatto di sentirsi un robot, ricordarsi solo cinque o sei uomini su cento. Che lei abbia “scelto” (un concetto discutibile nella cultura pornografica, come spieghiamo ormai da 15 anni) di partecipare o meno, ha comunque subito le conseguenze di abusi reiterati.&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>&#8220;Amo profondamente il mio lavoro&#8221;: Vendere una fantasia</strong></p>



<p>Lily è entrata nell&#8217;industria pornografica mentre era ancora all’università. Dice di “adorare” fare porno su OnlyFans e insiste nel dire che si “diverte”, ma ammette anche di aver ricevuto richieste sempre più disturbanti da parte dei suoi abbonati di sesso maschile, come quella di soffocarsi con un sacchetto in testa. Inoltre, ha scoperto che tra i suoi abbonati ci sono vecchi compagni di scuola e amici di suo padre (sua madre è la sua manager).</p>



<p>Lily confessa di sentirsi sola e teme che nessuno vorrà mai sposarla, a meno che non sia anch’egli nel settore o un uomo che voglia “prestarla” ad altri. Fa anche delle battute, dicendo che lei è “buona per una sola cosa”.</p>



<p>Nonostante ciò, Lily ha dichiarato a Pieters di essere entusiasta all’idea di fare sesso con 100 uomini in 24 ore, dicendo che fosse una sua fantasia – “qualcosa che aveva sempre voluto fare” (ma lui non le ha creduto).</p>



<p>Perché una donna dovrebbe affermare di amare essere sfruttata dagli uomini per creare contenuti pornografici, se non fosse realmente così?</p>



<p>Prima di tutto, Lily sta vendendo un prodotto (se stessa) e il mercato (i consumatori di pornografia maschile) richiede la fantasia che le donne con cui entrano in contatto partecipino in modo entusiasta e volontario.</p>



<p>Come ho scritto nel mio libro <em>Sex Dolls, Robots and Woman Hating: The Case for Resistance</em>, per gli uomini che comprano atti sessuali, la simulazione del desiderio da parte delle donne è una parte fondamentale dell’offerta:</p>



<p><em>Le ricerche sui compratori di sesso mostrano che molti sono consapevoli dei danni fisici e psicologici che subiscono le donne nella prostituzione (Farley et al., 2011). Questi uomini non credono che le donne entrino nel commercio sessuale perché amano il sesso. Alcuni non hanno alcuna obiezione se le donne che acquistano fingano di gradire l&#8217;atto o addirittura lo detestino.</em></p>



<p><em>Tuttavia, la finzione che la prostituita si diverta o sembri soddisfatta è una parte essenziale dell’interscambio (Pettinger, 2011). I compratori di sesso non pagano solo per un “servizio sessuale” o per sfogarsi sessualmente, ma per la fantasia di stare con una giovane sessualmente attraente che sembri desiderarli.</em></p>



<p><em>Alcuni compratori di sesso ammettono apertamente che la performance è un gioco, ma continuano a godere e pretendere di questa finzione:</em></p>



<p><em>“Mi piace sentirmi voluto (anche se è solo una fantasia).”</em></p>



<p><em>“Molte delle ragazze fingono di essere molto contente di vedermi, e questo rende quel momento più divertente.”</em></p>



<p><em>“Voglio fare sesso con qualcuno che almeno finga di gradirlo.”</em></p>



<p><em>“Quando un cliente paga per sesso, credo sia ragionevole aspettarsi che la donna si comporti in modo piuttosto entusiasta.”</em></p>



<p>Come sottolinea la scrittrice femminista Julie Bindel: “Nessuna donna ha come fantasia quella di subire i danni fisici causati da attività estreme come fare sesso con centinaia di uomini”.</p>



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<p><strong>&#8220;Mi sono detta che mi piaceva per riuscire a superare la giornata&#8221;</strong></p>



<p>L’affermazione di Lily di divertirsi e sentirsi realizzata dall’essere usata da uomini per il loro piacere non è rara tra le donne nell&#8217;industria del porno. Tuttavia, una volta lontane dal settore, molte di queste donne riescono a vedere le cose in modo diverso, un po’ come accade alle vittime di abusi domestici.</p>



<p>Alcune riferiscono che, mentre erano nel settore, dovevano convincersi che fosse stata una loro scelta entrare nell&#8217;industria, e che fossero in controllo della situazione. All&#8217;epoca, dovevano per forza sostenere che l’industria le emancipasse, perché non avrebbero potuto continuare se avessero ammesso a loro stesse quanto stavano soffrendo (vedi i racconti delle sopravvissute alla prostituzione nel libro <em>Prostitution Narratives: Stories of Survival in the Sex Trade</em>).</p>



<p>Altre giustificano il fatto di essere rimaste nel settore dicendo che tanto erano già state rovinate, per cui continuare non faceva molta differenza.</p>



<p>Come spiega la scrittrice e sopravvissuta Rose Hunter:&nbsp;</p>



<p><em>“Quando ero nell’industria, non pensavo di essere una ‘escort felice’, anche se, come detto, spesso fingevamo di esserlo. Ma se mi aveste chiesto all&#8217;epoca come mi sentivo davvero, avrei detto che andava tutto bene. Molte persone che vengono abusate ogni giorno direbbero la stessa cosa o qualcosa di simile. È solo dopo anni che riesci a vedere quanto in realtà fosse grave la situazione. Quando ci sei dentro, sei in modalità sopravvivenza e ti dici ciò che hai bisogno di sentire per andare avanti…come può una donna che si trova nell’industria del sesso criticare l’industria- quando è ancora dipendente da questa per pagare il prossimo affitto?”</em></p>



<p>Abbiamo anche condiviso storie di donne su OnlyFans che avevano intenzione di postare soltanto foto in lingerie, non pornografia, ma nel tempo si sono ritrovate a dover condividere contenuti hardcore, violenti e degradanti per non perdere gli abbondati maschi.&nbsp;</p>



<p>Victoria Sinis, una ex procacciatrice di OnlyFans, ha scritto in un articolo pubblicato da noi a questo link che una volta che era riuscita a attirare con l’inganno una ragazza a iscriversi al portale le metteva pressione perchè violasse i suoi limiti fisici e si sottoponesse ad atti sempre più degradanti per attrarre più abbonati e competere in un mercato ormai saturo.</p>



<p>Per OnlyFans le modelle con un profilo forte, come quello di Lily, le pressioni affinchè facciano di tutto per mantenere il suo successo saranno ancora più forti. Le donne conosciute per la vendita di contenuti pornografici su OnlyFans si sono già rovinate qualsiasi prospettiva di carriera alternativa e si sentono costrette a continuare &#8211; questo significa sprofondare ancora di più e per questo arrivano a proclamare che amano quello che fanno, anche se invece sono la parte lesa.</p>



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<p><strong>Perché le donne ‘scelgono’ di entrare nell&#8217;industria del sesso</strong></p>



<p>Lo sfruttamento sessuale commerciale delle donne, sia nella prostituzione che nella pornografia, è una forma di abuso. È distruttivo per le donne, che abbiano “scelto” o meno di entrarvi.</p>



<p>Ci sono diversi motivi per cui le donne potrebbero “scegliere” di entrare nell’industria pornografica. Sappiamo che un numero significativo di donne sono vulnerabili, e che alcune lo “scelgono” a fronte di alternative davvero limitate. Altre vengono plagiate dalla cultura porno che insegna, alle donne e alle ragazze, che devono partecipare alla loro stessa oggettificazione perchè rappresenta una forma di emancipazione, è una carriera glamour e redditizia (per i dati rimandiamo al nostro report pubblicato insieme alla Coalition Against Trafficking in Women Australia <a href="https://www.collectiveshout.org/side_hustles_and_sexual_exploitation" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Side Hustles and Sexual Exploitation</a> &#8211; che documenta come i media australiani promouvono attivamente la prostituzione come una carriera appetibile per le giovani donne)&nbsp;</p>



<p>Molte donne non scelgono veramente di fare pornografia in modo consapevole, ma si trovano a farlo per disperazione economica, o lo fanno senza sapere cosa le aspetta e i danni che ne deriveranno.</p>



<p>Ma forse, cosa ancora più importante, tutta la discussione sulle “scelte” delle donne nasconde la realtà delle scelte degli uomini – coloro che partecipano, traggono profitto e consumano l’abuso e la distruzione delle donne per il loro piacere o guadagno.</p>



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<p><strong>Parliamo delle scelte degli uomini</strong></p>



<p>Ciò che manca spesso nella discussione è il ruolo degli uomini che hanno fatto la fila per eiaculare dentro e sopra il corpo di Lily. Uno di loro ha speso 800 sterline per volare dalla Svizzera per pochi minuti di sesso.</p>



<p>Come ha scritto l’attivista contro la violenza domestica David Challen:&nbsp;</p>



<p><em>“Il vero problema non è Lily Phillips, la donna al centro di tutto questo. È la cultura degli uomini che partecipano, consumano e traggono profitto da tutto ciò.”</em></p>



<p><em>Molti si sono chiesti perché una donna arriva a fare una cosa del genere mentre non si assumono la responsabilità per la cultura che hanno contribuito a creare. E adesso molti speculano sulla salute mentale di Lily, ma si rifiutano ancora di guardare a piattaforme come OnlyFans che sono responsabili nel creare questa cultura e trarre profitto dai suoi “creatori”.</em></p>



<p><em>Come gli uomini del caso Pelicot, questi uomini non sono mostri senza volto, sono uomini ‘normali’ di tutti gli ambiti sociali che giustificano le loro azioni, sfuggono alle loro responsabilità e si affidano a narrazioni sociali che troppo spesso spostano l’attenzione sulle donne coinvolte.&nbsp;</em></p>



<p><em>Cosa spinge così tanti uomini a partecipare, senza esitazione, a comportamenti dannosi? E perché la nostra indignazione è così raramente rivolta a loro?</em></p>



<p>Quando ci concentriamo solo sulle “scelte” delle donne che partecipano a pratiche distruttive, incluso quelle che rischiano di renderle disabili a vita, lo facciamo a costo di deresponsabilizzare gli uomini per gli abusi commessi.&nbsp; Gli uomini che hanno abusato il corpo di Lily hanno messo il loro piacere sessuale davanti alla vita di una donna.</p>



<p>Se difendiamo questi abusi dicendo che sono stati la scelta di Lily, lasciamo che la violenza maschile e l’abuso delle donne restino impuniti. Noi non lo accettiamo.</p>



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<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mia Khalifa: il porno preda le ragazze vulnerabili</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2025/02/24/mia-khalifa-il-porno-preda-le-ragazze-vulnerabili/</link>
		
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 18:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvissute]]></category>
		<category><![CDATA[cultura dello stupro]]></category>
		<category><![CDATA[industria del porno]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia e violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[violenza maschile sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i vari settori dell’industria del sesso la pornografia è forse quello più normalizzato ed invisibilizzato nel sentire comune. Come è già accaduto con la prostituzione da tempo le donne hanno preso parola per denunciare la violenza e lo sfruttamento sistematico che domina il mondo del porno oltre alle conseguenze a lungo termine sulla loro salute psico-fisica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2025/02/24/mia-khalifa-il-porno-preda-le-ragazze-vulnerabili/" data-wpel-link="internal">Mia Khalifa: il porno preda le ragazze vulnerabili</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/09/mia-khalifa.jpg" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer"><img decoding="async" width="700" height="393" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/11/mia-khalifa-1.jpg" alt="" class="wp-image-31" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/11/mia-khalifa-1.jpg 700w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2019/11/mia-khalifa-1-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p>di Chiara C. </p>



<p>Tra i vari settori dell’industria del sesso la pornografia è forse quello più normalizzato ed invisibilizzato nel sentire comune. Come è già accaduto con la prostituzione, da tempo le donne hanno preso parola per denunciare la violenza e lo sfruttamento sistematico che domina il mondo del porno, oltre alle conseguenze a lungo termine sulla loro salute psico-fisica.</p>



<p>Il caso di Mia, 26 anni di origine libanese è emblematico. La sua storia, raccontata in diverse interviste, dalla prima rilasciata all’amica Megan Abbott, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=i2qplvJ6SLs" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">a quella della BBC</a> oltre ad una serie di articoli usciti sul suo caso, conferma quello che sappiamo a partire dalle nostre esperienze personali di vita: il porno non ha niente a che vedere con la liberazione sessuale, con la scoperta del piacere, è una messa in scena misogina dove si celebra l’umiliazione, la sottomissione e l’annientamento del nostro sesso. I falsi miti che circondano il porno, come per la prostituzione, continuano a perseverare, ma maggiore è il numero delle donne che svelano la verità, più difficile diventerà per produttori-sfruttatori continuare indisturbati il proprio commercio-macello di donne e ragazze sempre più giovani e vulnerabili.</p>



<p>Abbiamo riassunto le due interviste video, quella condotta da Abbott e quella di un giornalista della BBC, integrandole con informazioni fondamentali contenute in altre interviste cartacee. Abbiamo diviso il materiale in temi principali, citando le parole dirette di Mia nei momenti più significativi. Mia è stata nell’industria del porno soltanto per tre mesi, ne è uscita nel 2015 ma continua ad essere perseguitata dal suo passato. Importanti sono le sue rivelazioni sul dietro le quinte dell&#8217;industria, sugli affari miliardari delle compagnie e dei siti web che sfruttano all&#8217;infinito le ragazze più vulnerabili distruggendo il loro benessere psico-fisico e mettendone a rischio il loro futuro.</p>



<p>LA VITA DOPO IL PORNO: STIGMA E VERGOGNA</p>



<p>In una recente intervista radio condotta in Florida il conduttore ha presentato Mia come una “porno star a cui piace lo sport”. Mia racconta di essere stata immediatamente investita da un “vortice di emozioni, da un enorme senso di vergogna”. “Mi ha chiamata in quel modo con un tono terribile di fronte a tantissime persone come se avessi accettato e fossi orgogliosa del mio passato quando non solo non ne sono orgogliosa, ma sto ancora lavorando sul fatto di accettare quello che mi è successo”. Mia spiega che, come conseguenza dell’accaduto, ha deciso di rilasciare un’intervista dove finalmente avrebbe deciso lei come raccontarsi, in cui non sarebbe stata chiamata “porno star”, ma avrebbe potuto liberarsi del suo passato e in quel modo curare la ferita aperta dell’orrore che ha vissuto.</p>



<p>ADOLESCENZA DA IMMIGRATA: EMARGINAZIONE E RAZZISMO</p>



<p>Mia è emigrata dal Libano, nel 2001 si è trasferita con i genitori nello stato di Washighton. I suoi non conoscevano nessuno, vivevano da isolati, parlavano pochissimo inglese e la costringevano ad una vita da reclusa. Alle scuole medie i ragazzini la chiamano “la terrorista”, Mia si sente diversa ed emarginata. Durante l’università comincia a prendere molto peso, mangia in modo non sano, non si sente più a suo agio con il suo corpo quindi comincia a dimagrire e decide di ricorrere alla chirurgia estetica per modificare il suo seno. Per la prima volta dopo l’intervento “mi sentivo carina. Era un modo non sano di sentirmi carina nel senso che avevo bisogno che mi si dicesse che ero carina, avevo bisogno dell’attenzione degli uomini che non avevo mai avuto durante le scuole superiori e neanche all’università, mi vestivo con vestiti antiquati perché non mi piaceva il mio aspetto, non riuscivo ad indossare cannottiere o t-shirt, mi sembrava che il mio seno avesse un brutto aspetto qualsiasi cosa indossassi. Prima che la mia autostima si formasse non sapevo quale fosse il mio aspetto o il mio valore come persona e quindi lasciavo che fossero gli uomini a dirmi quale fosse il mio valore.”</p>



<p>L’INCONTRO CON IL FAVOREGGIATORE PRODUTTORE PORNO</p>



<p>“Tre settimane dopo l’intervento al seno a Miami”<em> </em>racconta Mia, “un’auto si avvicina, tira giù il finestrino e mi dice ‘Sei bellissima, vuoi fare la modella per me?’ mi dette il suo biglietto da visita e una volta a casa controllai su Google di cosa si trattasse: era una casa di produzione di film porno e mi dissi ‘cazzo!’ poi però ho pensato che mi aveva detto che ero carina e magari potevo andare e vedere di che cosa si trattasse, così due settimane più tardi sono andata per fare delle domande. L’ufficio dove mi hanno ricevuto era molto bello, ho conosciuto le altre persone che lavoravano per lui, erano tutte donne e molto amichevoli, erano tutte molto carine con me, le riprese e il montaggio erano fatte da donne e questo mi ha fatto sentire molto a mio agio. Prima di dare una risposta ci ho pensato due settimane, ma dal momento in cui sono ritornata, tutti hanno ricominciato a dirmi quanto fossi carina, mi trattavano tutti bene non ho percepito il pericolo, non si trattava di un ambiente squallido come la gente pensa, ma di un’azienda multi-milionaria. Mi sono detta ‘sono sicura che la gente lo fa di continuo, sarà il mio piccolo segreto piccante’, avevo molti amici su Facebook e Instagram ma non l’avrebbero saputo, pensavo che sarebbe stato come avere un alter-ego, poteva essere divertente e nessuno avrebbe scoperto niente. La cosa su cui volevo essere attenta era l’aspetto della sicurezza, il problema dei test per le malattie a trasmissione sessuale, ero tranquilla perchè sapevo che non era permesso girare senza essersi sottoposti a tutti i test”.</p>



<p>I BLACKOUT: LA DISSOCIAZIONE</p>



<p>“Nella stanza in cui venivano riprese le scene c’era soltanto la persona che filmava, la scena durava solo 15 minuti, la preparazione invece era molto lunga, anche 4 ore, la sessione del make up e la scelta dell’outfit erano centrali e in quei momenti sentivo che tutta l’attenzione era su di me, mi sentivo importante, tutti mi dicevano che ero bella. Della scena di sesso non ricordo nulla, ogni singola volta era come un blackout, cancellavo tutto e dopo la prima volta volta il mio cervello mi diceva ‘ non è una bella cosa’. Era come avere un vuoto di memoria, dopo che era successo provavo vergogna, ma penso che quello che mi faceva continuare era l’attenzione che ricevevo, avevo paura che l’avrei persa se non avessi fatto quello che mi chiedevano. Sono andata avanti per 3-4 mesi mi sentivo carina ed ammirata, ma il punto di svolta è stato quando mi hanno chiesto di girare una scena indossando il velo. Quella scena è diventata virale a livello globale, ne hanno parlato i telegiornali, la CNN, Foxnews, Newsweek ci ha scritto un lungo pezzo, praticamente ogni giornale ne ha parlato. A causa di quella scena sono stata bannata da paesi come l’Egitto e l’Afghanistan. Quando mi proposero di girare quella scena dissi subito&nbsp;“stronzi volete farmi uccidere!”, sapevo che sarebbe stata controversa, ma non immaginavo che sarebbe finita ovunque. Ho accettato di girala perchè ero intimidita . Il mio account twitter è stato hackerato dall’ISIS e ho ricevuto minacce di morte. Mi hanno inviato una mia foto modificata con photoshop con me decapitata. Dopo una settimana è accaduto qualcosa di ancora più spaventoso, mi è arrivata l’immagine di Google map del mio appartamento, sono stata in hotel per 2 settimane. La CNN contattò i miei genitori che non sapevano nulla del fatto che ero nel porno. Sono rimasta nell’industria per altri 2 mesi, ma poi ho dato le dimissioni”.</p>



<p>DOPO IL PORNO: MOLESTIE SESSUALI, CONSEGUENZE SOCIALI E PSICOLOGICHE</p>



<p>“Una volta lasciata l’industria ero preoccupata per il buco nel mio CV, non sapevo che cosa scrivere. Ho provato a tornare ad una vita normale ma il mio primo lavoro dopo il porno era impossibile, era un ambiente di lavoro piccolo e le persone mi riconoscevano, mi facevano sentire a disagio, mi guardavano male. Sei mesi dopo l’azienda chiuse e mi ritrovai disoccupata di nuovo, decisi di tagliarmi i capelli e farmi bionda, indossare gli occhiali ma le persone per strada continuano a gridarmi dietro e a fischiare, tutti mi riconoscevano, all’improvviso ero famosa, ma adesso provavo solo vergogna, ero entrata nel porno per sentirmi bella e importante, ma adesso mi vergognavo ogni volta che un uomo mi guardava perché sapevo che mi aveva visto nuda ed ero sempre a disagio. Cominciai a vestirmi trasandata e cercavo di uscire il meno possibile. Odiavo essere riconosciuta quando ero da sola perché mi faceva sentire in pericolo, sono successe alcune cose, alcune persone si sono sentite in diritto di toccarmi in pubblico perché pensavano di conoscermi visto che mi avevano seguita in rete, pensavano che fossi in un certo modo perché avevo fatto porno e quindi acconsentissi a veder violata la mia intimità solo perché ero stata nuda davanti ad una telecamera. Ancora oggi odio uscire di casa e probabilmente sarà così per sempre. Odio quando le persone mi guardano anche adesso quando sono in ufficio, preferisco stare a casa con i miei cani. Sono diventata una reclusa”.</p>



<p>Sempre più isolata e alla ricerca disperata di pace, Mia decide di lasciare Miami “un posto tossico” e si trasferisce ad Austen. “Ho cercato di ricostruire la mia vita e cambiare la narrazione su di me, tentare una carriera che rispecchiasse la mia passione ossia lo sport.”</p>



<p>LA TRAPPOLA DELLA RICERCA DI ATTENZIONI MASCHILI: IO SONO MIA</p>



<p>“Dopo un anno ad Austen ho capito che la ricerca di attenzioni, l’ansia di sentirmi apprezzata dagli uomini era qualcosa di provvisorio, non mi ero mai sentiva davvero importante, che valevo qualcosa quando avevo un fidanzato, ho capito che dovevo prendermi del tempo per crescere come persona e dedicarmi alle mie passioni. Ogni volta che ero in una relazione era un rapporto non sano, non nel senso che subivo violenza, ma nel senso che facevo dipendere la mia felicità dal fatto che un uomo mi considerasse importante e bella e mi chiedevo continuamente ‘sarò bella per lui oggi?’ È terribile come una donna giovane pensi questo, ma credo che sia qualcosa che tutte noi donne viviamo. Un punto di svolta nella mia vita è stato iniziare una psicoterapia, avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a capire come gestire quello che stavo passando. La prima cosa che ho fatto dopo la prima seduta è stata di cancellare dalla mia vita tutte le persone che sui social mi attaccavano, ho bloccato tutti, è stato un momento in cui ho sentito che potevo riprendere il controllo della mia vita.” “Per due anni sono stata single, non volevo nessun uomo nella mia vita, è stato fantastico. Tutta la mia energia e le mie attenzioni prima erano rivolte a sentirmi considerata da un uomo, ma non ricevevo nulla in cambio, era terribile vivere giorno dopo giorno pensando ‘questo uomo mi ha resa felice oggi?’ ho cominciato a pensare ‘oggi penserò io a rendermi felice’.</p>



<p>I PRODUTTORI E I GESTORI DI SITI PORNO SFRUTTANO LE RAGAZZE VULNERABILI: PORNHUB E BANG BROS</p>



<p>Mia ha spiegato come la gente continui a pensare che lei abbia guadagnato una fortuna con il porno vista la sua popolarità. La realtà però è ben diversa:” Ho guadagnato un totale di 12.000 dollari per una dozzina di film e da allora non ho più visto un penny”. “Le grosse aziende del porno intrappolano le ragazze con dei contratti quando sono vulnerabili, non è un’industria da rispettare, dovrebbe piuttosto essere rasa al suolo.”</p>



<p>Nonostante Mia abbia lasciato il porno nel 2015 risulta essere ancora la numero due nella classifica di Pornhub, il famoso colosso, che contattato dai giornalisti, non ha voluto rivelare quanti soldi continui a guadagnare sulle spalle di Mia. Lei invece non ha mai visto un solo centesimo, nonostante la sua vita sia stata compromessa da una ‘notorietà’ non voluta che ha avuto il solo effetto di distruggere il suo benessere psichico e la sua vita sociale. L’azienda che l’aveva ingaggiata, la Bang Bros, non ha mai rimosso i suoi film. Mia non può fare nulla per farli togliere e anche in questo caso a guadagnare è solo la casa di produzione che si è rifiutata, come Porn Hub, di dire quanti soldi continuano ad entrare dallo sfruttamento di Mia. I contratti che firmano le ragazze che finiscono nella mani di questi papponi milardiari sono flat-rate, a tariffa fissa, un compenso per ogni filmato, che nel caso di Mia si trattava solo di 1000 dollari per film, quando poi la casa di produzione continua ad incassare all’infinito cifre notevoli, ossia fino a quando un’attrice continua ad essere popolare, ricercata, addirittura inventandosi un possibile ‘ritorno’, un vero e proprio fake per moltiplicare la curiosità degli utenti e spingerli a visitare i loro siti.</p>



<p>LA QUESTIONE DEL CONSENSO NELL&#8217;INDUSTRIA DEL PORNO</p>



<p>&#8220;Ero molto giovane, avevo 21 anni quando sono entrata nella pornografia, non avevo un manager, nessuno era lì con me a darmi consigli, che stavo facendo una scelta sbagliata e che i video sarebbero rimasti online per sempre senza alcuna possibilità da parte mia di farli rimuovere. Il concetto di consenso nell&#8217;industria della pornografia non ha alcun senso: esiste uno squilibrio di potere evidente tra gli uomini che controllano l&#8217;industria del sesso e una ragazza di 21 anni. C&#8217;erano 4 produttori uomini nella stanza che ridevano, era devastante, mi mettevano nella condizione di non riuscire a parlare apertamente, quando firmi un contratto non capisci nulla, questi uomini fanno di tutto per ingannarti. Io ero convinta che nessuno mi avrebbe mai scoperto. Ero sola, senza un avvocato. Quando vi dicono &#8216;hai la bellezza per un motivo, usala!&#8217; scappate a gambe levate!&#8221; </p>



<p>LA DECISIONE DI PRENDERE PAROLA</p>



<p>&#8220;Ho deciso di raccontare la verità per proteggere altre ragazze da questa trappola. I produttori mi vedevano solo come una macchina per fare soldi. Le ragazze giovani sono pornificate, inoltre negli USA esiste già la dipendenza da pornografia e gli effetti sulle relazioni sono devastanti, gli uomini si aspettano che le ragazze facciano le cose che vedono nei film porno e fanno pressione sulle loro partner, ma quello che vedono non è la normalità. Ho sofferto di sindrome da stress post-traumatico, specialmente da quando tutto è venuto alla luce, era come se le persone vedessero attraverso i miei vestiti e mi provocava una senso di vergogna fortissimo, come se non avessi più diritto alla mia privacy, bastava una ricerca Google e la mia vita era a loro disposizione. Non avevo alcun potere di decidere su quelle immagini anche se sono così personali, non hai alcun diritto di rimuoverle dalla vista di qualsiasi persona al mondo. È dura veramente. Ho scoperto di recente, dopo che è uscita la mia prima intervista, che molte donne ci sono cascate e hanno firmato contratti di cui non hanno capito le clausole e anche se loro non volevano fare certe cose si sono sentite costrette a farlo. Leggere le parole di queste ragazze, anche vittime di tratta, forzate al porno, tutte le storie delle ragazze le cui vite sono state rovinate e degli uomini che si sono approfittati di loro, mi ha fatto pensare che è stato utile parlare e pubblicare la mia intervista.&#8221;</p>



<p></p>



<p>MESSAGGIO PER LE RAGAZZE: NON ENTRATE MAI NEL PORNO, AMATEVI, NON AFFIDATEVI AD UN UOMO PER LA VOSTRA AUTOSTIMA</p>



<p>“Provo ancora vergogna per il mio passato. So di essere intelligente, di avere talento, di avere molto da offrire nonostante il giudizio delle persone. Se potessi tornerei indietro e cambierei tutto. Vorrei diventare counselling, insegnare alle ragazze giovani come gestire i social media, a non farsi influenzare, a non avere un’identità fittizia in rete e ad essere loro stesse. Il mio messaggio è assolutamente di non entrare mai nel porno, so che può sembrare banale, ma dovete amare voi stesse, ci ho messo 24-25 anni per capirlo, ma non dovete contare su un uomo per la vostra felicità e la vostra autostima. Molte ragazze postano foto su Instagram per cercare conferme del proprio valore, altre persone come me arrivano all’estremo di fare porno per lo stesso motivo”.</p>



<p>La società patriarcale inculca nelle bambine la narrazione della loro inferiorità, vulnerabilità e incapacità. Le uniche doti riconosciute e da perseguire sono la bellezza (e la giovinezza) e la disponibilità a servire gli uomini come madri-madonne accudenti e puttane dentro le mura di casa e nel bordello. Ma non siamo né puttane, né madonne, siamo solo donne come denunciavano gli slogan delle femministe a cui ci ispiriamo. La pornografia è una narrazione violenta e conservatrice che ci inchioda ad una realtà retrograda e violenta, quella che distrugge la nostra libertà e autonomia, vende i nostri corpi sul mercato della misoginia. Ma la rivolta femminista continua, sempre più donne nell’industria del sesso stanno rompendo il silenzio, il #Metoo della pornografia è iniziato.</p>
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		<title>La pornografia è la teoria e lo stupro è la pratica</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/08/27/la-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 27 Aug 2023 16:38:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Pornography is the theory, and rape is the practice&#8221;, celebre frase della femminista radicale Robin Morgan Articolo di Giulia P. Lo scorso luglio a Roma sette ragazzi hanno stuprato una diciannovenne dopo averla fatta&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/08/27/la-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica/" data-wpel-link="internal">La pornografia è la teoria e lo stupro è la pratica</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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<p>“Pornography is the theory, and rape is the practice&#8221;, celebre frase della femminista radicale <a href="http://historyapolis.com/blog/2014/03/18/pornography-is-the-theory-and-rape-is-the-practice/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Robin Morgan</a> </p>



<p>Articolo di Giulia P.</p>



<p><br>Lo scorso luglio a Roma sette ragazzi hanno stuprato una diciannovenne dopo averla fatta ubriacare. La violenza di gruppo è stata ripresa con un cellulare e in seguito gli stupratori, tra loro anche l’ex ragazzo della vittima, sono andati a mangiare una pizza come se nulla fosse accaduto. I messaggi che si sono scambiati, dopo aver commesso lo stupro, rivelano dettagli agghiaccianti, ma che purtroppo non sono nuovi alle femministe che da anni si occupano di violenza sulle donne.<sup>1</sup></p>



<p><em>“Eravamo troppi e sinceramente </em><strong><em>mi sono schifato </em></strong><em>un poco, però che devo fare”</em>, scrive l’ex fidanzato a un amico il giorno seguente (il linguaggio è molto più volgare).&nbsp;</p>



<p>La ragazza è stata lasciata per terra in stato di shock, un passante l’ha soccorsa e ha chiamato l’ambulanza. Le hanno tirato i capelli, dato schiaffi e pugni, lei non riusciva nemmeno a respirare e implorava gli stupratori di smettere, ma nessuno di loro l’ha ascoltata, anzi hanno continuato la violenza.</p>



<p><em>“Eravamo</em><strong><em> cento cani sopra una gatta</em></strong><em>, </em><strong><em>una cosa così l’avevo vista solo nei video porno</em></strong><em>”</em>, questo un altro messaggio che uno degli stupratori ha inviato a un amico. Avevano premeditato tutto, esattamente come nei film porno. La donna è la preda e il gruppo la caccia. Nel famoso portale di Pornhub ci sono numerosissimi video dove la donna viene stuprata da un gruppo di uomini, sono i cosiddetti video chiamati “gangbang”. Lo stesso sms dello stupratore potrebbe essere scambiato per un titolo qualsiasi di uno di questi filmati.&nbsp;</p>



<p>Da anni le femministe radicali sostengono che <strong>il porno sia la teoria e lo stupro la pratica</strong>. <strong>Gail</strong> <strong>Dines, professoressa di sociologia e studi sulle donne </strong>presso il Wheelock College a Boston, <strong>fondatrice e presidente dell’associazione <a href="https://www.culturereframed.org/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Culture Reframed</a></strong> <sup>2</sup>, da diversi anni, svolge ricerche sulla pornografia e l’industria del sesso ed è stata definita dal quotidiano The Guardian “<em>principale attivista femminista anti-pornografia al mondo</em>”.&nbsp;<em>“La pornografia</em>&#8211; afferma la sociologa- <em>è anzitutto, la legittimazione culturale della compravendita delle donne. Le donne vengono pagate per fare sesso, come accade con la prostituzione, l’unica differenza è che si può continuare a vendere, a vendere e a vendere ancora, anche dopo la morte della prostituita, si possono continuare a venderne le immagini, per cui non esiste alcuna limitazione fisica alle donne nel porno</em>”.</p>



<p>Questa industria che fattura miliardi produce video accessibili a tutti con un click. I pornografi hanno “divorato” il web e sono i maggiori esperti in tecnologia. Il porno è arrivato a occupare un terzo del mondo di Internet tra download e ricerche su Google, i siti porno raccolgono più visitatori ogni mese rispetto a Amazon, Netflix e Twitter messi insieme. <em>“Perciò </em>-sostiene la sociologa- <em>non esiste nessuna piccola industria, bensì esiste un’enorme industria multimiliardaria, un vero e proprio business.”&nbsp;</em></p>



<p>Lo stesso PornHub, uno dei maggiori siti porno online, è gestito da <a href="https://www.ilpost.it/2014/10/27/mindgeek-video-porno-monopolio/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">MindGeek</a> Holding S.a.r.l., società lussemburghese attiva nel settore della pornografia online con sede a Montréal, in Canada. L’aspetto interessante è l’assenza di qualsiasi riferimento alla pornografia sul sito web. Anzi, l’<em>Amazon della pornografia</em>, come lo definisce la sociologa, si presenta come un’azienda esperta in comunicazione tecnologica. I contenuti dei siti porno sono accessibili a qualsiasi bambino nel mondo e <strong>si stima che l’età dei bambini che vi accedono sia tra gli otto e i dieci anni</strong>. Uno studio di Anna Bridges et al. sostiene che il 90% dei contenuti – non classificati come hardcore – contiene scene di violenza agita sulle donne.&nbsp;</p>



<p>E a cosa si sono “ispirati” gli stupratori di Palermo se non a uno dei tanti video che circolano nei siti porno? Ecco alcuni dei tanti esempi di video che si possono trovare senza alcuna restrizione nel web:&nbsp;</p>



<p><img loading="lazy" decoding="async" width="505" height="353" src="https://lh6.googleusercontent.com/9ifOegXf_NcSe3gPqRuWuOsP4aytfzXCL1xtYos_9kJrXzvuddSvHCTnlLCFWyWtEqQ_3xREfKalKLCMDlceDO4YXWIgiPR3m-Gibo4ypU9aXDR7sqg4zrWyqmcQpXZ7S5jJon3iOhGHaORTUi5DmNs"></p>



<p><img decoding="async" width="539" height="526.3660531697342" src="https://lh3.googleusercontent.com/sstOfz1zQi8ENnr80sXtVC5x1Ybq-HIg_YG3JkJqRO11e-bsFnAkKtNwwHKg9IJePdug-o-HTF1F2_ACVsTWgxfB_l2JxweB3O1VxnOLx57YKUqushhFC4U39Wh_xowfMiM9tCW0dCIKz3NA9D7eo0M"></p>



<p>Lo psicoanalista <strong>Luigi Zoja</strong> <sup>3</sup>, intervistato da il <em>Quotidiano nazionale</em>, è allarmato per i danni creati dall’uso della pornografia e afferma che anche la moglie, psicanalista come lui, ha in analisi bambini di seconda elementare già dipendenti dal porno. La pornografia è accessibile a tutti e spesso, come sostiene la sociologa Gail Dines, i genitori si trovano impreparati ad affrontare questo fenomeno. La mancanza di un&#8217;educazione sessuale incentrata sul rispetto fa sì che manchi un punto di riferimento per i/le giovani.&nbsp;</p>



<p>Troviamo pornoattori, come Rocco Siffredi, che ben consapevoli della violenza che infliggono alle donne, sostengono di utilizzare il porno addirittura come vera e propria educazione sessuale, che in realtà è educazione allo stupro come testimonia il caso di Palermo. Di recente, però, anche il pornoattore sembrerebbe aver cambiato idea e aver ammesso che la pornografia andrebbe vietata ai minori. Nonostante ciò Siffredi continua a negare il legame tra stupro e pornografia<sup>4</sup>.</p>



<p>Lo psicoanalista Zoja, così come altre ricercatrici femministe radicali, spiega come il porno riduca i corpi a un insieme di pixel, l’eccitazione che si percepisce è irreale e manda in cortocircuito l’intera sfera sessuale dello spettatore.</p>



<p>Gli effetti devastanti della cultura dello stupro propinata dalla pornografia sono stati resi visibili anche dopo la cattura degli stupratori di Palermo. Nel web ci sono state una serie di ricerche per trovare il video della violenza girato dagli stupratori. In alcuni gruppi Telegram c’è chi chiede di far girare il video come un qualsiasi filmato porno su cui eccitarsi, negli stessi gruppi gira altro materiale pedopornografico e di donne riprese a loro insaputa.</p>



<p>La lotta alla cultura dello stupro non va combattuta con la castrazione chimica, come sostiene demogogicamente Salvini <sup>5</sup>, ma va vinta tramite l’insegnamento di un’educazione sessuale incentrata sul rispetto sotto una prospettiva femminista radicale che mette sullo stesso piano il piacere della donna a quello dell’uomo. Centrale, oltre all’educazione sessuale, è anche lo smantellamento dell’industria del porno che da sempre funge da teoria per lo stupro su donne e bambine.&nbsp;</p>



<p>La proposta della Ministra Roccella<sup>6</sup> di intervenire sul piano educativo e <strong><em>forse</em></strong> anche sulla fruizione del porno per i minori è certamente un primo passo, ma quel “forse” suggerisce che non si è ancora compreso come il porno incentivi la cultura dello stupro e quanti danni porta alla società, in particolare alle donne. Una società civile non dovrebbe permettere la fruizione di piattaforme pornografiche in cui la stragrande maggioranza dei video rappresenta uno stupro.&nbsp;</p>



<p>1 Il Riformista, Stupro di Palermo, l’orrore nelle chat e nei video: “Cento cani sopra una gatta ma la carne è carne, le abbiamo fatto passare il capriccio”, 19 Agosto 2023, <a href="https://www.ilriformista.it/stupro-di-palermo-lorrore-nelle-chat-e-nei-video-cento-cani-sopra-una-gatta-ma-la-carne-e-carne-le-abbiamo-fatto-passare-il-capriccio-376189/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">https://www.ilriformista.it/stupro-di-palermo-lorrore-nelle-chat-e-nei-video-cento-cani-sopra-una-gatta-ma-la-carne-e-carne-le-abbiamo-fatto-passare-il-capriccio-376189/</a> </p>



<p>2 Gail Dines, Pornhub’s Hypocrisy, medium.com, 26 Gennaio 2021, <a href="https://medium.com/@gdines/pornhubs-hypocrisy-1d00c01d6e20" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">https://medium.com/@gdines/pornhubs-hypocrisy-1d00c01d6e20</a></p>



<p>3 Quotidiano Nazionale, Stupro di Palermo, sos dello psicoanalista: “Il porno a portata di clic avvelena l’eros dei giovani”, 22 Agosto 2023, <a href="https://www.quotidiano.net/cronaca/stupro-palermo-giovani-porno-3948d5ef" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">https://www.quotidiano.net/cronaca/stupro-palermo-giovani-porno-3948d5ef</a></p>



<p>4 Rocco Siffredi: &#8220;Vietiamo il porno. Azzera l&#8217;autostima dei ragazzi, spieghiamo loro che non è realtà&#8221;, Huffingtonpost, 26 Agosto 2023 <a href="https://www.huffingtonpost.it/life/2023/08/26/news/rocco_siffredi_contro_i_porno_per_minori_vietiamoli_e_spieghiamo_loro_che_non_rappresentano_la_realta-13214564" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">https://www.huffingtonpost.it/life/2023/08/26/news/rocco_siffredi_contro_i_porno_per_minori_vietiamoli_e_spieghiamo_loro_che_non_rappresentano_la_realta-13214564</a></p>



<p>5 Ansa, Salvini torna sulla castrazione chimica: &#8220;La legge subito alle Camere&#8221;, <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/08/22/salvini-torna-sulla-castrazione-chimica-la-legge-subito-alle-camere_96757a0a-6803-41e1-9f40-876b95d91fe1.html" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/08/22/salvini-torna-sulla-castrazione-chimica-la-legge-subito-alle-camere_96757a0a-6803-41e1-9f40-876b95d91fe1.html</a></p>



<p>6 Alice Michielon, La proposta della ministra Roccella dopo lo stupro di Palermo: “Controllo della fruizione di porno da parte di minori”, alfemminile.com, <a href="https://www.alfemminile.com/attualita/proposta-ministra-roccella-stupro-palermo-fruizione-porno-minori/#" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">https://www.alfemminile.com/attualita/proposta-ministra-roccella-stupro-palermo-fruizione-porno-minori/#</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2023%2F08%2F27%2Fla-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica%2F&amp;linkname=La%20pornografia%20%C3%A8%20la%20teoria%20e%20lo%20stupro%20%C3%A8%20la%20pratica" title="Facebook" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2023%2F08%2F27%2Fla-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica%2F&amp;linkname=La%20pornografia%20%C3%A8%20la%20teoria%20e%20lo%20stupro%20%C3%A8%20la%20pratica" title="Twitter" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2023%2F08%2F27%2Fla-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica%2F&amp;linkname=La%20pornografia%20%C3%A8%20la%20teoria%20e%20lo%20stupro%20%C3%A8%20la%20pratica" title="Email" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_print" href="https://www.addtoany.com/add_to/print?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2023%2F08%2F27%2Fla-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica%2F&amp;linkname=La%20pornografia%20%C3%A8%20la%20teoria%20e%20lo%20stupro%20%C3%A8%20la%20pratica" title="Print" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2023%2F08%2F27%2Fla-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica%2F&amp;linkname=La%20pornografia%20%C3%A8%20la%20teoria%20e%20lo%20stupro%20%C3%A8%20la%20pratica" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="https://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2023%2F08%2F27%2Fla-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica%2F&amp;linkname=La%20pornografia%20%C3%A8%20la%20teoria%20e%20lo%20stupro%20%C3%A8%20la%20pratica" title="Gmail" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_copy_link" href="https://www.addtoany.com/add_to/copy_link?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2023%2F08%2F27%2Fla-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica%2F&amp;linkname=La%20pornografia%20%C3%A8%20la%20teoria%20e%20lo%20stupro%20%C3%A8%20la%20pratica" title="Copy Link" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_dd a2a_counter addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2023%2F08%2F27%2Fla-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica%2F&#038;title=La%20pornografia%20%C3%A8%20la%20teoria%20e%20lo%20stupro%20%C3%A8%20la%20pratica" data-a2a-url="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/08/27/la-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica/" data-a2a-title="La pornografia è la teoria e lo stupro è la pratica" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/08/27/la-pornografia-e-la-teoria-e-lo-stupro-e-la-pratica/" data-wpel-link="internal">La pornografia è la teoria e lo stupro è la pratica</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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		<title>OnlyFans e la realtà della prostituzione online</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/06/07/onlyfans-e-la-realta-della-prostituzione-online-2/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 12:16:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Libro bianco di Silverman, da Culture Reframed (21 marzo 2023) Parte prima qui: OnlyFans e la realtà della prostituzione online parte prima PARTE SECONDA Guadagni Analogamente alle aziende di e-commerce come eBay, le piattaforme&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="577" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2023/06/onlyfans-1024x577.jpg" alt="" data-id="465" data-full-url="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2023/06/onlyfans.jpg" data-link="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/?attachment_id=465" class="wp-image-465" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2023/06/onlyfans-1024x577.jpg 1024w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2023/06/onlyfans-300x169.jpg 300w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2023/06/onlyfans-768x433.jpg 768w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2023/06/onlyfans-1536x865.jpg 1536w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2023/06/onlyfans.jpg 1640w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Traduzione e immagine di Giulia Poletti</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center"><a href="https://www.culturereframed.org/wp-content/uploads/2023/02/culture-reframed_whitepaper_022023_draft2.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener external" data-wpel-link="external">Libro bianco di Silverman</a>, da <a href="https://www.culturereframed.org/onlyfans-and-the-reality-of-online-prostitution/?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=monthly&amp;mc_cid=be407f9b52&amp;mc_eid=bf5902a039" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Culture Reframed </a>(21 marzo 2023)</p>



<p>Parte prima qui: <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/04/21/onlyfans-e-la-realta-della-prostituzione-online/" data-wpel-link="internal">OnlyFans e la realtà della prostituzione online parte prima </a></p>



<p class="has-text-align-center">PARTE SECONDA</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Guadagni</strong></p>



<p>Analogamente alle aziende di e-commerce come eBay, le piattaforme di webcamming facilitano i venditori e i clienti. In cambio dei suoi servizi, eBay generalmente applica una commissione su ogni vendita di circa il 12%. OnlyFans prende il 20%. Le tariffe imposte dalle piattaforme di webcamming sono molto più alte, fino a raggiungere il 70%. Questo fa sì che i guadagni vengano intaccati.</p>



<p>Eppure l&#8217;opuscolo Kindle di 29 pagine, <em>Beginner&#8217;s Guide to Becoming</em> <em>a Webcam Model</em>, tenta le donne con una cifra &#8220;fino a oltre 1.000 dollari al giorno, mentre la maggior parte guadagna circa 500-2000 dollari a settimana&#8221; (Anthus, 2016). Boleyn Models pubblicizza &#8220;Guadagna fino a 10.000 dollari a settimana su Steamate&#8221; (Boleyn Models). Eye Candy Web Models vanta commissioni elevate ogni settimana. Ready Set Cam ha condotto un&#8217;indagine sulle performer e ha concluso che le modelle a tempo pieno &#8220;guadagnano in media 2.625 dollari [a settimana], o 136.500 dollari all&#8217;anno&#8221; (Ramer, 2022). Tutte queste cifre risultano essere eccessivamente ottimistiche.</p>



<p>Ad esempio, il sito di modelle I-CAMZ paga le modelle 1,00 dollari al minuto per ogni cliente in una chat premium e 1,25 dollari al minuto per le chat one-to-one. &#8220;In media, le modelle guadagnano da 250 a 2.000 dollari a settimana, ma alcune modelle in webcam guadagnano molto di più&#8221; (I-CAMZ, 2023). E alcune presumibilmente guadagnano molto meno. Una modella che guadagna la parte bassa dello spettro, ovvero 250 dollari a settimana, incasserebbe 13.000 dollari all&#8217;anno, che è circa l&#8217;attuale tasso di povertà degli Stati Uniti per una persona sola. Almeno uno degli studi di Bucarest (Rich Girls Studio) sembra riconoscere questi bassi salari e offre prestiti senza interessi ad alcune delle sue modelle per l&#8217;alloggio, il trasporto e le &#8220;operazioni estetiche&#8221;. Questo fa pensare a quante donne, cresciute in povertà, accettino questa offerta e sopportino anni di debiti schiaccianti (cfr. Biddle, 2012; Pressly, 2017)9 .</p>



<p>Molte performer, come già detto, stipulano contratti con le cosiddette agenzie di modelle, che forniscono in vario modo formazione, pubblicità, assistenza tecnica e studi scenografici. Ma le agenzie prendono anche una percentuale sui guadagni. Anche negli Stati Uniti, le performer sono generalmente assunte come contraenti indipendenti, non come dipendenti, e quindi non ricevono alcun beneficio: né assistenza sanitaria, né pensione, né ferie, né giorni di malattia, né altri benefici lavorativi, tra cui la sicurezza sul posto di lavoro, le molestie sessuali e le tutele dei diritti civili (si veda anche Pelletier, 2020; Watson, 2014). Naturalmente, le performer sono tenute a dichiarare il proprio reddito. Per i guadagni superiori a 600 dollari, OnlyFans e la maggior parte delle piattaforme di camming inviano alla performer &#8211; e al governo &#8211; gli appositi moduli fiscali.</p>



<p>Ricordiamo Katerina, la performer di Chaturbate citata nella <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/04/21/onlyfans-e-la-realta-della-prostituzione-online/" data-wpel-link="internal">prima parte</a> di questo articolo. Questa ha attirato un numero considerevole di follower, ma è impossibile dire che si traducano in uno stipendio vivibile. Chaturbate fa pagare da 10,99 dollari per 100 gettoni fino a 159,99 dollari per 2.025, ovvero un prezzo per gettone compreso tra 11¢ e 8¢. In media, un cliente paga circa 40,50 dollari per vedere Katerina masturbarsi. Ma lei guadagna molto meno, poiché Chaturbate si prende il 40%-50% dei guadagni di una performer. Pertanto, Katerina porta a casa solo circa 21-25 dollari per quello che il suo menu delle mance descrive come &#8220;dita nella f**a&#8221;. Questo non fa pensare a un&#8217;attività redditizia.</p>



<p>Lo stesso vale per Monique, una performer di CamSoda. I gettoni costano 8¢-13¢ l&#8217;uno. Le modelle ricevono circa il 65% dei loro guadagni lordi. Quindi, la &#8220;sculacciata con la pagaia&#8221; di Monique costerebbe al consumatore poco più di 6 dollari, ma lei ne ricaverebbe 4. Le performer delle Filippine se la passano anche peggio. La maggior parte viene pagata solo per gli spettacoli privati. Le mance ricevute nelle sale pubbliche, che occupano la maggior parte del loro tempo, vanno alle piattaforme. Le performer vengono quindi compensate per meno dell&#8217;1% del loro tempo (Mathews, 2017).</p>



<p>E OnlyFans? Una creatrice, che indica la sua località come &#8220;Boobs Land&#8221;, vende video ma non abbonamenti mensili. Per 19 dollari &#8211; di cui ne porterebbe a casa circa 15 &#8211; un fan può leggere questa bio: &#8220;Ero al centro commerciale e stavo provando dei vestiti nuovi ???? Mi piace sempre fare shopping nei fine settimana ???? ma poi mi sono eccitata ???? e ho iniziato a masturbarmi accanto alle persone ???? Cercavo di stare zitta ma sono ve**ta così bene ???? Pensi che mi abbiano sentito? ????????&#8221; Difficile immaginare che un video simile possa aver attirato un pubblico consistente.</p>



<p>Alcuni creator di OnlyFans generano redditi a sette cifre, tra cui alcuni noti attori porno. Ma sono una rara eccezione. L&#8217;esperienza di una creatrice di contenuti australiana, invece, sembra essere più verosimile: &#8220;Posso avere alcuni giorni in cui [faccio] solo 10 dollari, e poi [posso] avere settimane in cui [ho] incassato circa 500 dollari&#8221; (Rose citata in Boseley, 2022). Per una famiglia monoparentale in Australia, quest&#8217;ultimo rappresenta un salario di povertà. Secondo una fonte, la pagina media di OnlyFans ha 21 abbonati, ognuno dei quali paga meno di 20 dollari per un abbonamento mensile. In totale, quindi, il creatore medio guadagna 5.040 dollari all&#8217;anno o 420 dollari al mese (Georgiev, 2023). Uno studio leggermente precedente ha calcolato entrate medie mensili di soli 250 dollari (Hollands, 2019). La media era di 136 dollari, il che significa che la metà di tutti i creator guadagnava meno di quella cifra. Questa cifra non supporta l&#8217;affermazione comune &#8211; qui formulata da Cam Model Protection &#8211; secondo cui &#8220;la maggior parte&#8221; dei content creator &#8220;usa la creazione di contenuti come un modo per pagare l&#8217;istruzione superiore &#8230; per superare momenti difficili &#8230; [o] un ponte verso la loro prossima carriera&#8221;. Questo è particolarmente vero per quelle modelle, secondo Silverman, che guadagnano 150 dollari al mese ma pagano a Cam Model Protection 169 dollari al mese per individuare e rimuovere i contenuti pirata. (Per il commercio di porno rubato da OnlyFans, vedere Cole &amp; Cox, 2020) Pornhub ha più di 5.000 video di &#8220;fughe da OnlyFans&#8221;. (Contenuti simili si possono trovare su OnlyFansLeaks.tv, TheLeakBay, BitchesGirls, OnlyfansDetective e LeakedModels, e anche se questi siti sono fraudolenti, mostrano comunque la prova della domanda).</p>



<p>OnlyFans non comunica i guadagni esatti. Ma la sua pagina About dichiara un pagamento annuale di oltre 5 miliardi di dollari a più di 1,5 milioni di creatori di contenuti. Questi grandi numeri, però, corrispondono in media a soli 3.333 dollari all&#8217;anno per creatore, o 277,75 dollari al mese. Ancora una volta, non è abbastanza per coprire le tasse universitarie o altro.</p>



<p>Uno studio del 2020 riguardante FanCetro, il quale è simile ad OnlyFans, sostiene questa tesi:  &#8220;I ricercatori hanno scoperto che il 96,6% di un campione di 16.000 artisti o &#8220;influencer&#8221; ha guadagnato &#8220;zero entrate&#8221; in un periodo di paga (Lykousas, Casino, &amp; Patsakis, 2020). Anche in questo caso, l&#8217;80% di coloro che hanno guadagnato non ha raggiunto la soglia di 100 dollari necessaria per ricevere un deposito. In totale, meno dell&#8217;1% dei performer ha portato a casa un assegno&#8221;.</p>



<p>Un&#8217;ulteriore prova che OnlyFans e il webcamming sono per lo più poco redditizi è il fatto che molti performer vendono vari articoli su altre piattaforme. Commercializzano video su clips4sale, ManyVids, iWantClips e NiteFlirt, tra gli altri siti web. Alcuni lavorano per società di sexting, che pagano per messaggio (ad esempio, TalkToMe). Le performer spesso creano pagine su piattaforme come CamModelStore per vendere spettacoli su Skype, sesso telefonico e persino l&#8217;abbigliamento indossato per le riprese porno e le sessioni di webcamming. Gli articoli in vendita su CamModelStore includono un bikini di pelle, un costume da cameriera francese, stivali rossi e strass. Naturalmente, anche queste piattaforme prendono una quota. Quest&#8217;ultima fa pagare 149 dollari all&#8217;anno per mantenere un negozio virtuale e addebita il 20% su ogni vendita. La cosa forse più scioccante è che molti performer di OnlyFans e delle piattaforme di webcamming vendono le loro mutandine usate. L&#8217;autrice del libro Amazon Kindle, How I Made $15,000 in One Year Selling My Used Underwear, si vanta sul suo sito web: &#8220;Puoi essere uno dei venditori che camminano mano nella mano con me e arrivano a guadagnare tra i 200 e i 2.000 dollari al mese vendendo biancheria intima usata e altro online!&#8221;. (Rosa, 2022).</p>



<p>Un popolare mercato online per gli attori porno è ExtraLunchMoney. Il nome, ovviamente, è un altro sordido cenno del settore alla sessualizzazione dei bambini. Le performer della piattaforma non vendono solo biancheria intima usata, ma anche acqua del bagno, latte materno in bottiglia, calzini sporchi, balsamo per le labbra usato, scarpe da ginnastica usurate, vecchi spazzolini da denti e altro ancora, persino indumenti intimi sporchi, fiale di liquido vaginale e caramelle inserite nei genitali, chiamate pussy-pops (Saunders, 2017). Altri mercati per questi prodotti includono UsedPanties, WornFantsy e diversi sottogruppi su Reddit. Molte delle donne che fanno pubblicità su questi siti coltivano anche una clientela su Discord, Twitter, Snapchat e, naturalmente, OnlyFans. Tutto questo fa parte dello stesso ecosistema pornografico.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Escorting</strong></p>



<p>Secondo l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro, dei 27,6 milioni di persone costrette al lavoro in tutto il mondo, 6,3 milioni sono costrette allo &#8220;sfruttamento sessuale commerciale&#8221;, e le donne e le ragazze rappresentano 4,9 milioni di questa cifra (Organizzazione Internazionale del Lavoro, 2022). OnlyFans vieta i post che mostrano, pubblicizzano o promuovono servizi di escort, traffico sessuale e prostituzione. Ma uno studio ha rilevato che molti creator di OnlyFans sono consapevoli della presenza di bambini nei contenuti venduti dagli adulti sulla piattaforma (Avery Center, 2021; si veda anche BBC News, 2021). Quasi un terzo degli intervistati in quello studio era in grado di identificare gli account gestiti da trafficanti di sesso e il 30% era stato contattato direttamente da presunti trafficanti che cercavano di gestire i loro account (si veda anche MacKinnon, 2021). Altrettanto rivelatrice è stata la scoperta che molti consumatori di porno non hanno acquistato video su OnlyFans. Avevano contenuti gratuiti più che sufficienti sui cosiddetti siti di tube. Hanno invece utilizzato OnlyFans per contattare le donne prostituite.</p>



<p>La prostituzione su OnlyFans e sulle piattaforme di webcamming ha spesso altri nomi: escorting, girlfriending e sugaring. Tutti questi termini si riferiscono a donne che intrattengono relazioni online e di persona con i clienti in cambio di un pagamento o di ciò che viene eufemisticamente definito come donazione o onorario. Inviano messaggi, foto e messaggi sessuali, parlano al telefono, escono a cena e altro ancora, compreso il sesso: si tratta della cosiddetta &#8220;girlfriend experience&#8221; (si veda anche Sales, 2016).</p>



<p>Nonostante il divieto di adescamento su OnlyFans, molte donne prostituite hanno utilizzato la piattaforma durante la pandemia COVID-19 per mantenere i legami con i loro clienti (Brownholtz, 2021). Sebbene gli utenti non possano pubblicizzare direttamente i loro servizi completi su OnlyFans, possono promuovere se stessi e i loro corpi ai clienti esistenti e potenziali attraverso video, foto e aggiornamenti generali (ad esempio, Valens, 2020). Le donne possono anche pubblicare su OnlyFans link ad altri siti, come Instabio.</p>



<p>L&#8217;attività di escort deve essere sottolineata su OnlyFans, ma non necessariamente sulle piattaforme di webcamming. Amateur Cams rimanda a SexMeet. La piattaforma AdultWork, &#8220;l&#8217;eBay del sesso in Inghilterra&#8221; (Walsh, 2005), consente agli utenti di cercare sia camgirl che escort. La pagina iniziale di CamSoda mostra un pulsante per gli incontri che invia ai &#8220;Migliori siti di incontri per adulti e di rimorchio del 2022&#8221;. Questi includono Fling, Instabang, Uberhorny, SmokeAndPoke e Milfplay. Anche CamSoda gestisce annunci pubblicitari di HookUpEasyTonight. Anche molti altri siti web facilitano gli incontri. Le donne che si pubblicizzano su di essi spesso postano su Instagram e su OnlyFans.</p>



<p>L&#8217;escorting e la prostituzione, insieme a OnlyFans e al webcamming, sono tutti intrecciati nello stesso ecosistema pornografico. Le donne passano spesso dall&#8217;uno all&#8217;altro, a volte per necessità economiche, a volte per coercizione, e per molte altre ragioni (Bernstein, 2019).</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Conclusione: Pericolo e desiderio</strong></p>



<p>Cosa significa assistere a una sessione di webcamming? La maggior parte delle piattaforme, come già detto, permette agli spettatori non registrati di entrare nelle stanze, ma non di partecipare alle performance. In ogni momento, ci sono migliaia e migliaia di performance. Nel pomeriggio del 14 settembre 2022, a Boston, Silverman ha contato oltre 8.000 spettacoli dal vivo dall&#8217;Europa e dalla Russia su BongaCams, LiveJasmine e Chaturbate. Sulla base di alcuni minuti di campionamento delle pagine di ogni piattaforma, ha stimato che quasi due terzi delle stanze avevano meno di 10 uomini presenti.</p>



<p>Una buona percentuale di performer sembrava annoiata, anche se cercava di apparire seducente nella speranza di attirare clienti paganti. Molte donne hanno alzato la maglietta fin sotto il seno; molte si sono tolte la maglietta per usare il cosiddetto reggiseno a mano. Ci sono decine e decine di donne su ogni pagina di ogni piattaforma, pagina dopo pagina. Agli occhi di Silverman “si confondevano tutte insieme e trovava difficile distinguerle l&#8217;una dall&#8217;altra, anche se erano tutte vestite, svestite e si esibivano in modo leggermente diverso. Le extension per le ciglia, il trucco pesante e il cosiddetto Botox lip flip predominavano insieme agli abiti succinti.”</p>



<p>Sempre Silverman: “Alcune donne erano chiaramente a casa, soprattutto nelle loro camere da letto. Molte erano in studi di webcam. Quasi tutte le donne ondeggiavano in maniera monotona al ritmo di musica. Molte svapavano, usavano il cellulare e sorseggiavano da bottiglie d&#8217;acqua di plastica. Le donne che non stavano intrattenendo grandi gruppi di fan sembravano per lo più annoiate. Di tanto in tanto sorridevano, accarezzavano un seno o facevano un&#8217;espressione di avvicinamento. Ma sembravano decisamente indifferenti. Quasi ogni donna in ogni cam-room aveva il suo sex toy Lovense rosa fluo inserito, pronto a vibrare in azione per il giusto numero di mance. Ma si vedevano anche molti dildo colorati e occasionali macchine per la spinta meccanica. Inoltre queste performer si schiaffeggiavano spesso sulle natiche.”</p>



<p>“Su Streammate, una performer in attesa di mance sgranocchiava patatine dal reggiseno e dalle mutandine. Il suo profilo diceva che era una trentenne rumena che ti avrebbe portato in un viaggio di passione, ma non c&#8217;è stato nessun viaggio del genere. Un&#8217;altra performer alla fine ha ricevuto abbastanza gettoni da essere obbligata a fare sesso con il suo giocattolo mentre gemeva furiosamente. Ma sembrava una persona costretta a fare ginnastica calistenica in palestra e infelice.”</p>



<p>Silverman afferma che molte donne sembravano godersi il gioco sessuale in solitaria e l&#8217;interazione con i clienti paganti. Ma sostiene anche che non c&#8217;è motivo di credere che questo piacere non fosse altro che una recita, che sarebbe poi rapidamente scomparsa se le mance avessero fatto altrettanto. Tuttavia, anche le donne che hanno l&#8217;aspetto dell&#8217;amante estasiata e sazia non hanno comunicato molto in termini di empowerment. C&#8217;erano poche prove di una genuina intimità o di una gioia per la presunta libertà di stabilire il proprio orario di lavoro, di sfuggire al grigiore dei bassi salari o di agire come agente autonomo e indipendente. In effetti, quest&#8217;ultimo aspetto è quasi impossibile quando la premessa stessa del webcamming è, come in OnlyFans, compiacere gli uomini. Il webcamming e OnlyFans non indicano la strada ovvia per l&#8217;emancipazione economica, ma assomigliano alla prostituzione.</p>



<p>A ciò si aggiunge il fatto che il webcamming è pieno di pericoli per le performer. La <em>Beginners</em> <em>Guide</em> <em>to Becoming</em> <em>a</em> <em>Cam</em> <em>Model</em> (Guida per principianti per diventare modelle cam) mette in guardia dai &#8220;vermi&#8221; che &#8220;ti mandano messaggi privati con le cose più disgustose che ti fanno venire il voltastomaco&#8221;. Le donne non rivelano i loro veri nomi né parlano della loro vita reale. Incontrano i fan di persona? &#8220;NO! e MAI!&#8221;, ha detto una performer su Chaturbate. Alcune donne indossano persino delle maschere durante le loro performance di webcamming.</p>



<p>Si consiglia alle performer di adottare ogni tipo di misura per nascondere la loro identità e la loro posizione. Dovrebbero rimuovere i metadati dalle loro foto, disattivare il geotagging, bloccare i fan delle loro città e regioni d&#8217;origine, usare telefoni usa e getta per configurare i loro account, fare in modo che i regali di Amazon vengano consegnati a servizi di terze parti, bloccare i loro social media e impostare le informazioni di contatto come private se registrano siti web. Come dicono molti performer:</p>



<p>&#8211; &#8220;Il tuo vero nome è sacro. Non rivelarlo mai&#8221; (Cat, 2015).</p>



<p>&#8211; &#8220;Anche una sola informazione trapelata online può essere usata dai predatori online&#8230; Sarebbe un errore fatale usare il tuo vero nome nel settore delle webcam modeling&#8221; (Waters, 2017).</p>



<p>&#8211; &#8220;I ragazzi cercheranno di sedurti con denaro e regali, nel tentativo di farti incontrare con loro, ma semplicemente non vale la pena rischiare&#8221; (Adult Girl Boss, 2022).</p>



<p>&#8211; &#8220;Qualunque cosa tu faccia, per quanto tu possa essere tentata, per quanto innocua possa essere e per quanto tu ti senta sicura di te stessa, non dare mai, mai, mai, neanche nel tuo momento più spensierato, nulla che possa servire a identificare te, la tua famiglia, il tuo quartiere, il tuo partner reale, ecc. Non sapete con chi avete a che fare dall&#8217;altra parte&#8221; (Harding, 2012).</p>



<p>Le performer del forum WeCamGirls hanno suggerito una serie di misure nella discussione &#8220;Sicurezza e privacy&#8221;:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Usare parrucche. </li><li>Sostituzione degli occhiali con lenti a contatto. </li><li>Applicare tatuaggi finti. </li><li>Abbassare le tendine delle finestre ed evitare di dire cose come &#8220;buongiorno&#8221; e &#8220;buonasera&#8221;, in modo che gli spettatori non possano identificare il vostro fuso orario. </li><li>Fare attenzione all&#8217;abbigliamento, al cibo e all&#8217;arredamento della casa. </li><li>Non menzionare negozi, concerti o programmi televisivi locali. &#8220;Pianificate cosa farete se verrete scoperti, localizzati, pedinati o scoperti&#8221;, ha scritto una donna sul forum il cui profilo includeva la frase &#8220;Adoro come ci si sente a fare la puttana&#8221;. Ha continuato: &#8220;Se non riesci a pensare a un modo per gestire lo scenario peggiore, smetti di fare webcam e fai qualcos&#8217;altro&#8221;.</li></ul>



<p>Esibirsi ha anche altri rischi. Un libro mette in guardia dai danni ai tessuti causati dall&#8217;inserimento di sex toys. Nel 2013 si è svolta un&#8217;intera discussione proprio su questo tema su Stripper Web (&#8220;la vagina di qualcuno si è irritata a causa del camming&#8221;). La maggior parte delle fonti raccomanda di usare molto lubrificante personale, anche se nessun balsamo può alleviare l&#8217;angoscia psicologica delle performance sessuali online. Più volte le performer sottolineano l&#8217;abuso costante da parte del pubblico maschile e il peso della preoccupazione che uno di questi uomini possa trovare il vero nome e l&#8217;indirizzo della performer. Chaturbate ha un forum online per discutere di salute mentale e traffico sessuale, così come molti altri blog e siti web (ad esempio, AmberCutieForum, O Camgirl, StripperWeb e WeCamGirls). La Modern Girls Cam Model Guide afferma che &#8220;avere un lavoro di intrattenimento per adulti di qualsiasi tipo può portare a malattie mentali, tra cui depressione, ansia e stress, solo per citarne alcuni&#8221; (Siren Cove, 2020). È interessante notare che le giovani donne svedesi che vendevano sesso online lo facevano più spesso quando si sentivano depresse, ansiose o con tendenze suicide (Jonsson, Svedin, &amp; Hydén, 2014; si veda anche Barton, 2021; Sinclair &amp; Jordan, 2022). Offrire video di nudo in vendita su OnlyFans è, come esibirsi nell&#8217;industria del webcamming sessuale, un altro modo di vendere sesso online.</p>



<p>Un&#8217;ultima nota è che il sesso online ha chiaramente un impatto sulle performer allo stesso modo in cui lo ha sugli uomini che lo consumano. Entrambi normalizzano un falso senso di intimità &#8211; l&#8217;idea che una relazione cibernetica sommaria su OnlyFans o BongaCams sia una relazione onesta &#8211; in contrapposizione alle interazioni faccia a faccia che definiscono la socialità umana. Chi si rivolge abitualmente a Internet per il sesso trova sempre più difficile sostenere o addirittura iniziare relazioni nella vita reale. &#8220;Preferisco le relazioni su Internet a quelle nella vita reale&#8221;, ha detto una performer (Kate citata in McGehee, 2015). &#8220;La maggior parte dei miei amici sono su Internet&#8221;, ha detto un&#8217;altra. &#8220;Ora mi sento strano nella vita reale. Quando vado in giro, mi sembra un videogioco&#8221; (Aella citata in McGehee, 2015). Tutto questo, inoltre, prima della pandemia COVID-19 e delle conseguenti quarantene.</p>



<p>E questo è solamente uno dei tanti pericoli e delle forme di violenza peggiori di OnlyFans, del webcamming e degli altri aspetti del cyber-ecosistema pornografico.</p>


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			</item>
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		<title>OnlyFans e la realtà della prostituzione online</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/04/21/onlyfans-e-la-realta-della-prostituzione-online/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[RcpResFemAd]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 14:17:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura dello stupro]]></category>
		<category><![CDATA[industria del porno]]></category>
		<category><![CDATA[onlyfans]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia e violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[violenza maschile sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Traduzione e immagine di Giulia P. INTRODUZIONE Libro bianco di Silverman, da Culture Reframed 21 marzo 2023 Durante la pandemia di Covid-19, quando il mercato online degli influencer ha registrato un boom, OnlyFans è&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2023/04/21/onlyfans-e-la-realta-della-prostituzione-online/" data-wpel-link="internal">OnlyFans e la realtà della prostituzione online</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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<p>Traduzione e immagine di Giulia P. </p>



<p class="has-text-align-center"><strong>INTRODUZIONE</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><a href="https://www.culturereframed.org/wp-content/uploads/2023/02/culture-reframed_whitepaper_022023_draft2.pdf" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Libro bianco di Silverman</a>, da <a href="https://www.culturereframed.org/onlyfans-and-the-reality-of-online-prostitution/?utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;utm_campaign=monthly&amp;mc_cid=be407f9b52&amp;mc_eid=bf5902a039" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Culture Reframed </a>21 marzo 2023</p>



<p>Durante la pandemia di Covid-19, quando il mercato online degli influencer ha registrato un boom, OnlyFans è emersa come una piattaforma leader per i creator al fine di monetizzare i loro contenuti.&nbsp;</p>



<p>OnlyFans è una piattaforma social online per la quale gli utenti pagano un abbonamento mensile per visualizzarne i contenuti &#8211; foto, video, livestream e altro.&nbsp;</p>



<p>Chiunque può creare contenuti sulla piattaforma, dai personaggi pubblici, a istruttori di fitness e musicisti.&nbsp;</p>



<p>Con milioni di utenti e pagamenti per miliardi di dollari, OnlyFans viene presentato come un modo rivoluzionario per i creatori di contenuti e i fan di &#8220;connettersi in modo autentico&#8221;.</p>



<p>Il sito è noto soprattutto per i suoi contenuti per adulti.&nbsp;</p>



<p>Secondo Eric Silverman, ricercatore associato di Culture Reframed, &#8220;OnlyFans non si pubblicizza come un mercato pornografico, ma il porno è la ragione per cui esiste&#8221;. Fino al 98% dei creatori di contenuti pubblica video e foto di se stessi in pose sessualmente esplicite, e alcuni vendono anche video personalizzati e performance tramite webcam dal vivo. Silverman sostiene che OnlyFans è prostituzione &#8211; la vendita di sesso e servizi sessuali/servizi di supporto emotivo principalmente da parte di donne per uomini.&nbsp;</p>



<p>Al recente evento virtuale di Culture Reframed, &#8220;Pornografia e prostituzione: Il filo conduttore&#8221;, Silverman ha presentato un&#8217;anali si approfondita dell&#8217;ecosistema pornografico online in cui i servizi sessuali vengono contrattati e venduti. Silverman sostiene che questo ecosistema nasce e dipende dal porno online: siti web porno mainstream, OnlyFans e altri servizi di abbonamento ai contenuti e piattaforme di webcamming sessuale. Nella sua presentazione, Silverman ha analizzato la realtà di questo ecosistema e le sue connessioni con la prostituzione. Afferma che questi siti e servizi non consentono, come sostiene OnlyFans, lo sviluppo di &#8220;relazioni autentiche&#8221;, ma, al contrario, vendono uno sfruttamento sessuale non autentico, con conseguente prostituzione online.</p>



<p>In un recente libro bianco pubblicato da Culture Reframed, Silverman approfondisce ulteriormente l&#8217;argomento e si schiera contro la convinzione sbagliata che le piattaforme di webcamming siano un fattore di potere per le donne. Secondo Silverman, &#8220;Il webcamming e OnlyFans sono semplicemente versioni online di un vecchio e stanco patriarcato che mercifica i corpi delle donne come oggetti sessuali usa e getta&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Il webcamming è un&#8217;industria fiorente. Infatti la piattaforma Chaturbate ha ricevuto 470 milioni di visite nell&#8217;ottobre 2022 e si è classificata tra i primi 50 siti web visitati in tutto il mondo. L&#8217;interazione tra performer e utenti consiste principalmente in mance per atti sessuali. Gli utenti acquistano gettoni virtuali, che consentono alle piattaforme di eludere le restrizioni bancarie sui pagamenti per il sesso.</p>



<p>Secondo Silverman, &#8220;I siti porno mainstream, OnlyFans e le piattaforme di webcamming sessuale sono i pilastri di un ecosistema pornografico online, commercializzato alle donne come nuovo, divertente, gratificante, emancipante. In realtà, si tratta della solita vendita di donne per il piacere degli uomini&#8221;.&nbsp;</p>



<p>OnlyFans, sostiene Silverman, viene commercializzato come un modo per le donne di celebrare la propria sessualità, affermare l&#8217;autonomia corporea e rifuggire dai lavori a basso salario, ma la realtà è ben lontana da questo. In realtà, il sito perpetua la vendita di donne per il piacere degli uomini, e attira donne vulnerabili in un&#8217;industria pericolosa e sfruttatrice.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>PRIMA PARTE</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong>OnlyFans e Pornhub</strong></p>



<p>La maggior parte dei siti porno più popolari è disponibile gratuitamente e non come OnlyFans che richiede una registrazione. Per iscriversi a questa piattaforma è necessario inserire nome, e-mail, password e una carta di credito. (OnlyFans accetta Visa, Master Card, Diners Club, Discover e JCB, tra gli altri). Non ci sono costi di iscrizione né obblighi di spesa, ma una carta di credito valida è obbligatoria e facilita l&#8217;iscrizione ai creatori di contenuti.</p>



<p>Nel settembre 2022, Eric Silverman, ricercatore associato di Culture Reframed, ha selezionato in maniera casuale quella che viene definita una delle migliori performer di Pornhub, la quale vende contenuti su ManyVids, FanCentro e Fansly. Silverman ha visitato anche la sua pagina OnlyFans.&nbsp;</p>



<p>La pagina in questione, gratuita, mostra circa 1.000 post, la maggior parte dei quali include foto che hanno più di un milione di like. Come nella maggior parte delle pagine gratuite, le foto mostrano uno stile pornografico, dove la donna è parzialmente, o talvolta appena, vestita.&nbsp;</p>



<p>Chiunque abbia un account OnlyFans può dunque visitare la pagina e vedere le sue foto. Si può anche dare una mancia alla performer all’attrice, che viene addebitata sulla carta di credito in archivio. Queste immagini hanno lo scopo di invogliare il fan ad acquistare video espliciti o un abbonamento alla sua pagina a pagamento o VIP, possibilmente entrambi.&nbsp;</p>



<p>Un abbonamento alla sua pagina OnlyFans a pagamento varia da 10 dollari per 30 giorni a 83,96 dollari per sei mesi. Gli abbonamenti a OnlyFans sono addebiti ricorrenti, a meno che l&#8217;abbonato non li cancelli. Su questa pagina, la performer &#8211; o, più probabilmente, la sua agenzia &#8211; ha pubblicato 335 video e foto, nessuno dei quali è visibile senza un abbonamento a pagamento.</p>



<p>Questa performer è già famosa nell&#8217;industria del porno.&nbsp;</p>



<p>Anche donne meno conosciute hanno pagine OnlyFans?&nbsp;</p>



<p>Per scoprirlo, a settembre del 2022 Eric Silverman ha visitato Pornhub, che non richiede alcun pagamento, registrazione o un clic superficiale su un pulsante &#8220;Sono maggiorenne&#8221;. La homepage mostra i video pubblicati di recente. Scorrendo alcune pagine su Google, Silverman ha scoperto che il 75% delle donne che si esibiscono nei 44 video visualizzati vendevano contenuti su OnlyFans. Pornhub aveva 2.273 pagine di recente pubblicazione, o 100.012 video. Tre quarti di questi &#8211; molte decine di migliaia di performer &#8211; equivalgono a una quantità considerevole di porno disponibile per l&#8217;acquisto su OnlyFans, (la maggior parte delle donne senza account vendeva contenuti su siti simili).</p>



<p>L&#8217;importo richiesto da una performer per un abbonamento a OnlyFans aumenta con la sua popolarità. Per esempio una donna chiedeva solo 4,99 dollari al mese. Per una mancia di 5 dollari, un&#8217;altra inseriva il nome del fan in una lotteria per vincere un &#8220;Free dick rating video&#8221;.</p>



<p>I social media sono un importante mezzo per pubblicizzare OnlyFans. Twitter e Snapchat sono i più utilizzati, poiché entrambi consentono la nudità e il porno. Inoltre, OnlyFans consente ai creatori di contenuti di sincronizzare il proprio account con Twitter. Ma i creator si promuovono anche su Instagram, Facebook, Tumblr, TikTok, YouTube, Reddit, Telegram, Peach, Twitch, SuicideGirls, Cameo, Discord e altro ancora. Ironia della sorte, molte di queste piattaforme non consentono la nudità e nemmeno i link a OnlyFans. Quindi, chi vuole sponsorizzare la sua pagina Onlyfans deve essere scaltro. Qualsiasi account di Onlyfans su TikTok, ad esempio, è inteso come venditore di porno, non di consulenza fiscale, su altri siti (Browne, 2021). I performer eludono questi divieti anche creando pagine su piattaforme di intermediazione, come AllMyLinks e LinkTree, in cui elencano i loro siti OnlyFans, webcamming e altri siti correlati al porno. Poi pubblicizzano l&#8217;indirizzo web attraverso i social media.</p>



<p>Alcuni fan vogliono acquistare regali per le “influencer” su Onlyfans. Per questo motivo, i profili OnlyFans e webcamming spesso includono link alle liste dei desideri di Amazon, (siti web di ecommerce simili con liste dei desideri sono WishTender e Throne). Non sorprende che queste liste includono articoli come la lingerie. Ma comprendono anche prodotti più banali: cuscini, sedie, gioielli, scarpe, articoli per animali, macchine per caffè espresso, valigie e carte regalo per Wendy&#8217;s, Starbucks, Subway, Southwest Airlines e altro ancora.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>OnlyFans e il webcamming</strong></p>



<p>Ricordiamo che OnlyFans è una destinazione o un mercato per l&#8217;acquisto di foto, video e aggiornamenti come blog di modelle e performer. Una di queste donne è Katerina dall&#8217;Ucraina, che esercita su Chaturbate.</p>



<p>Sul suo profilo Chaturbate, Katerina ha postato un link alla sua pagina OnlyFans. L&#8217;abbonamento è poco costoso. La sua tariffa mensile regolare è di 10 dollari, ma nell&#8217;ottobre 2022 era in vendita a soli 3 dollari al mese. A questa tariffa, è improbabile che generi molte entrate. La maggior parte delle donne su Chaturbate si esibisce da sola. Ma Katerina spesso trasmette in live streaming con molte altre giovani donne, nessuna delle quali sembra avere più di vent&#8217;anni. Su molte piattaforme di webcamming, infatti, si vedono performer dall&#8217;aspetto preoccupantemente giovane.&nbsp;</p>



<p>Katerina ha pubblicato 260 foto e 410 video su OnlyFans. Tutti presentano attività sessuali esplicite, come masturbazione, spesso con giocattoli sessuali. Nei video, le giovani donne schiaffeggiano spesso le natiche, un&#8217;attività comune nel webcamming, e ondeggiano continuamente al ritmo di brani pop e musica techno. OnlyFans consente un dialogo testuale, che arriva qualche secondo dopo o è asincrono, tra&nbsp; e fan. Sulla pagina di Katerina, le conversazioni sono generalmente commenti dei fan sulla falsariga di (questo è testualmente): &#8220;???? Bocca calda, Lingua calda, Tette calde, Culo caldo, Figa calda HOT HOT&#8221;.</p>



<p>Nella parte superiore della sua pagina OnlyFans, Katerina ha pubblicato i link alle sue webcam room, ad altri siti web porno e ai suoi account sui social media, come Snapchat, Twitter e YouTube. Come molti performer, Katerina vende abbonamenti su alcuni dei suoi social media, tra cui Instagram, oltre a video chat e messaggi su WhatsApp e Skype. Sulle sue pagine OnlyFans, inoltre, mostra i suoi programmi settimanali di webcamming per Chaturbate, Stripchat e la piattaforma in lingua polacca ShowUp.tv. Ha anche incluso un link alla sua lista dei desideri su Amazon, che comprende giocattoli sessuali e abiti succinti, una borsa, sandali Calvin Klein e occhiali da sole Gucci, oltre a barrette Snickers e M&amp;Ms.</p>



<p>Il profilo Chaturbate di Katerina include anche i link ai suoi account sui social media. Ma mentre gli abbonamenti attraverso OnlyFans sono addebitati sulla carta di credito dell&#8217;utente, Chaturbate addebita i token, che sono addebitati su una carta di credito. Come la maggior parte delle cam girl, anche il profilo di Katerina fornisce un link alla sua pagina OnlyFans ed elenca i suoi più grandi clienti o &#8220;migliori amanti&#8221;. Conclude il suo profilo con: &#8220;Il vostro sostegno e il vostro amore fanno sì che i miei sogni diventino realtà&#8221;.</p>



<p>Anche Katerina, come quasi tutti i creatori di contenuti pornografici, ha pubblicato un menu delle mance. Per vari importi di gettoni, ad esempio, mostrerà i suoi piedi, indosserà collant, si schiaffeggerà il sedere o inserirà un plug anale. Altre performer elencano &#8220;cubetti di ghiaccio sulle tette&#8221;, &#8220;sculacciate&#8221;, sputare sui loro seni, valutare i genitali di un uomo, guardarlo mentre raggiunge l&#8217;orgasmo e molto altro. Il menu dei suggerimenti di Katerina include anche &#8220;bere un bicchierino di vodka&#8221;, un&#8217;opzione insolita, dal momento che molte piattaforme vietano l&#8217;uso di alcol, droghe e intossicazione per prevenire le contestazioni legali del consenso.</p>



<p>Particolarmente inquietante è il fatto che Katerina applichi dei morsetti ai seni e ai genitali.</p>



<p>Ciò sembrerebbe violare i termini e le condizioni di Chaturbate, che vietano &#8220;azioni non sicure reali o simulate, tra cui violenza, sangue, tortura, dolore &#8230; o qualsiasi azione associata a causare danni fisici o emotivi&#8221; (Chaturbate, n.d.). Certo, è possibile che Katerina tragga onestamente piacere dall&#8217;uso dei morsetti e lo faccia per sua libera scelta. Forse lo stesso vale per altre donne su Chaturbate che si infilano mazze da baseball nell&#8217;ano, agganciano cavi per auto al seno e si leccano le ascelle (van Doorn &amp; Velthuis, 2018). Ma secondo Eric Silverman è molto più probabile che le pinze illustrino semplicemente fino a che punto molti performer si spingono, per coercizione o per disperazione economica, per guadagnare un po&#8217; di soldi.</p>



<p>La maggior parte degli studiosi che si occupano di webcamming e OnlyFans non è d&#8217;accordo con la critica mossa contro Onlyfans. Uno tra questi ha criticato le piattaforme che vietano comportamenti sessuali &#8220;non normativi&#8221; (ad esempio, l&#8217;asfissia erotica) e il &#8220;lavoro a servizio completo&#8221; o la prostituzione (Stegeman, 2021). Un&#8217;altra definisce il divieto da parte di OnlyFans di alcune attività, come il &#8220;fisting estremo&#8221; (OnlyFans, Termini di servizio: Politica d&#8217;uso accettabile), &#8220;coercizione economica&#8221; (Easterbrook-Smith, 2022). Non si tratta di fare kink-shaming, come mette in guardia un giornalista (Tierney, 2018), ma di condannare la crudeltà sessuale. Lo stesso giornalista ha infatti riferito di cam girl a cui è stato chiesto di inviare agli uomini le loro foto d&#8217;infanzia, di vomitare mentre si masturbava con un dildo, di pronunciare nomignoli razzisti, di spedire loro mutandine sporche o fluidi corporei e di inserire salsicce nei loro genitali.</p>



<p>Dobbiamo anche segnalare un altro aspetto inquietante di OnlyFans e del webcamming, ovvero la sessualizzazione dei bambini. Queste piattaforme hanno generalmente due aree di interesse: una sezione che mostra l&#8217;esibizione o il video dal vivo e una barra laterale dove la performer e i suoi fan scrivono messaggi. L&#8217;area principale è spesso caratterizzata dallo svilimento sessuale, come appena descritto, mentre nella barra laterale i fan inviano suggerimenti, che possono includere l&#8217;acquisto di emoticon carine. È quindi possibile che un fan mostri la sua gioia per il fatto che Katerina si applichi una pinza al seno pagando gettoni per visualizzare piccole vignette di fiori, orsacchiotti, un sole sorridente e cuori. La stridente contrapposizione tra infantilismo e violenza sessuale è inquietante.</p>



<p>Così come la presenza di animali di peluche nelle liste dei desideri di alcune performer su Amazon.</p>



<p>Questi peluche sono forse intesi come oggetti di scena per attirare nella camroom uomini interessati all&#8217;effetto infantilizzante (per gli stessi suggerimenti, si veda Mathews, 2017). È noto che i predatori utilizzano TikTok e Discord per indurre i bambini alla pornografia, all&#8217;abuso sessuale e al traffico di esseri umani (Kelly, 2022; Levine, 2022). Esiste anche un mercato per i siti di webcamming che presentano violenze sessuali su minori. Non si tratta di un problema di pochi squilibrati, ma di un comportamento criminale che si intreccia senza soluzione di continuità nell&#8217;intero cyber-ecosistema di OnlyFans e del webcamming.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Il controllo sulle donne</strong></p>



<p>Un oggetto onnipresente nell&#8217;ecosistema pornografico è il Lovense, un vibratore o sex-toy dotato di Bluetooth e controllato a distanza. Questi dispositivi sono tecnicamente noti come &#8220;teledildonici&#8221; o &#8220;cyberdildonici&#8221;. Lovense è un&#8217;azienda di tecnologia sessuale con sede a Singapore. Altre aziende di questo tipo sono RealTouch, OhMiBod, Satisfyer e We-Vibe. Ma il Lovense Lush è il gold standard. Questi oggetti, ha scritto un giornalista, stanno &#8220;allargando i confini del benessere sessuale&#8221; (Dawson, 2022). Ma su OnlyFans e sulle piattaforme di webcamming, i gadget non sono usati per il benessere, ma per controllare, e quindi danneggiare, le donne. (<em>Alla maggior parte degli studiosi sfugge questo punto</em>, ad esempio Döring et al., 2021; Faustino, 2018; Liberati, 2017; una valida alternativa è Sparrow &amp; Karas, 2020).</p>



<p>Per utilizzare il dispositivo, la performer scarica l&#8217;app Lovense, che collega il suo computer o laptop al vibratore tramite Bluetooth. L&#8217;aspetto più importante è che l&#8217;app è integrata nella maggior parte delle piattaforme di webcamming. Utilizzando l&#8217;app, la performer assegna un prezzo in gettoni ai livelli di intensità e durata (ad esempio, basso, alto, terremoto e fuochi d&#8217;artificio). Inserisce il dispositivo, lo accende e i clienti nella sua cam room possono depositare i gettoni per attivare automaticamente le vibrazioni. Quando la performer induce gli uomini a scalare il suo piacere depositando sempre più gettoni, si contorce e ansima per l&#8217;apprezzamento.&nbsp;</p>



<p>Questi sex toys sono rosa neon. Sui siti di cam, si vedono le code fluorescenti di questi dispositivi sporgere dai genitali, dagli indumenti intimi e dalla lingerie di una modella dopo l&#8217;altra. Quando un utente dà una mancia a una performer per attivare il suo dispositivo, tutti i presenti sentono un segnale acustico, un bip o un tintinnio, come in un gioco di carnevale. Se più spettatori danno la mancia, i suoni si susseguono rapidamente, un&#8217;assurda colonna sonora per una performance inquietante.</p>



<p>La performer rimane in preda all&#8217;estasi per tutto il tempo in cui i suoi fan depositano le mance e il dispositivo continua a vibrare. I fan annoiati andranno semplicemente altrove. Nonostante il piacere incessante, la performer deve anche guardare costantemente lo schermo per leggere le richieste e le domande del pubblico e per digitare le sue risposte. La conversazione avviene anche verbalmente, e la maggior parte delle performer in genere ringrazia ogni mancia con il loro nome utente, anche in questo caso, mentre lei sta presumibilmente salendo alle vette del piacere.</p>



<p>Il fatto che gli uomini &#8220;possano attivamente farti raggiungere l&#8217;orgasmo con una mancia è un grande stimolo per loro&#8221;, afferma un sito di camming (Adult Girl Boss, 2022). Ma questi sex-toys non sono per il piacere delle performer. Il loro scopo è quello di eccitare i clienti maschi attraverso l&#8217;illusione della loro potenza sessuale: tutto ciò che serve per soddisfare una donna, a suo piacimento, è qualche gettone.</p>



<p>Un po&#8217; lo stesso squilibrio di potere, solo più grave, è stato suggerito in un post sul blog Fan-topia: &#8220;Consigli e trucchi utili per i creatori di contenuti su Onlyfans&#8221;. Il blogger raccomandava il &#8220;gagging&#8221;: &#8220;Il gagging si riferisce al soffocamento [sic] leggero da parte del partner fino a fargli emettere dei conati di vomito. Spesso è il partner maschile che si eccita al suono dei conati di vomito della sua partner, sapendo di essere abbastanza potente da farle venire i conati di vomito. Allo stesso modo, il partner sottomesso può godere della sensazione di stordimento che deriva dal soffocamento o dalla sensazione di avere qualcosa spinto in gola fino al punto da provocare conati di vomito&#8221; (Fan-topia, 2021; si veda anche Perry, 2020).</p>



<p>Una performer online ritiene che gli uomini siano attratti da OnlyFans e dal webcamming perché &#8220;percepiscono le loro mogli o fidanzate come puttane miserabili&#8221; (Harding, 2012). Altri uomini sono troppo timidi per uscire con qualcuna, troppo impegnati sul lavoro o troppo &#8220;poco attraenti&#8221; e quindi assetati di approvazione e affetto (Aella, 2018; si veda anche McGehee, 2015). Ma queste piattaforme offrono una soluzione ancora peggiore: la violenza sessuale contro le donne. E come dovrebbero affrontare le performer il loro tributo emotivo? La risposta di un blogger: &#8220;Ubriacarsi un po&#8217;&#8230; Le camgirl tendono a bere molto… una volta una mia amica mi ha detto che era solita entrare in cam, svenire e svegliarsi ogni mattina con mille dollari&#8221; (Aella, 2018).</p>



<p>Gli uomini che frequentano l&#8217;ecosistema pornografico online sono spinti da una sola ragione: la misoginia. Una ex performer ha commentato in un&#8217;intervista: &#8220;Piangevo praticamente ogni giorno dopo il lavoro per lo stress e la tensione di tutti gli stronzi che entravano nella mia stanza e abusavano di me&#8221; (Marsh, 2016).</p>



<p>Non sorprende che questo ecosistema non mostri una visione alternativa della mascolinità. In effetti, OnlyFans e il webcamming tendono a vedere gli uomini come dei sempliciotti cafoni. Alle performer viene suggerito di influenzare gli uomini a dare la mancia dicendo cose come: &#8220;Questo è un nome molto maschile&#8221; o &#8220;Chi vuole darmi il primo orgasmo della giornata?&#8221;. Poiché alcuni uomini si eccitano quando sconfiggono i rivali per ottenere l&#8217;attenzione delle donne e queste ultime dovrebbero organizzare delle gare. Un&#8217;altra strategia consiste nell&#8217;utilizzare l&#8217;antagonismo, come scrive un blogger:</p>



<p>«Se hai soldi da spendere, ti consiglio di trovare una camgirl che guadagna poco e di darle una mancia che pensi la renda felice. Prestate attenzione a come vi sentite.</p>



<p>Una grande attrattiva è il potere di rendere qualcuno felice, o triste, di fargli fare quello che vuoi. Volete che gli uomini sentano questo potere nel modo più viscerale e diretto possibile e uno dei modi più semplici per farlo è l&#8217;antagonismo nei vostri confronti. Non intendo necessariamente in senso negativo: intendo dire che si tratta di una narrazione che non vuole fare una cosa per qualsiasi motivo. &#8220;Quel dildo è troppo grande&#8221;, &#8220;Oh mio Dio, non posso avere un altro orgasmo&#8221;, &#8220;Non voglio sculacciarmi&#8221;, ecc. Questo può essere fatto con un evidente tono di divertimento; non intendo dire che questi ragazzi vi abusino o vogliano abusare di voi &#8211; quasi sempre non vogliono abusare di voi &#8211; ma solo che una certa tensione giocosa tra voi e loro li fa sentire con estrema chiarezza il loro legame con voi.» (Aella, 2018)</p>



<p>Un&#8217;agenzia di modelle raccomanda Batman Day e Naughty Nurse Day (Boleyn Models). In un&#8217;intervista sul suo personaggio on-camera, Zeya Marsh &#8211; un evidente pseudonimo &#8211; dice: &#8220;Ho un&#8217;intera personalità alternativa. Lovely Zeya, è vicina alla mia vita reale, ma senza tutti i normali alti e bassi o le cose cattive. Questa Zeya alternativa è una ragazza maliziosa che ama il sesso e lavora in uno studio cam perché la eccita. Gli uomini nel mondo reale non la soddisfano, si soddisfa solo quando i membri la guardano masturbarsi mentre lei apparentemente fantastica su di loro (Marsh, 2016)”. Parte della violenza di OnlyFans e dei siti di webcamming è il modo in cui queste piattaforme inquadrano gli spettatori maschi in modo che appaiano vuoti come le donne che si esibiscono per loro.</p>



<p>Come ha scritto un&#8217;altra performer riguardo i suoi fan: &#8220;Il mondo reale è ostile per loro, una moglie che li sminuisce, una fidanzata che li fa sentire in colpa o un lavoro che li distrugge. Io sono la loro via di fuga, qualcuno che può ascoltarli e persino lasciarli elaborare le loro fantasie sessuali&#8221; (Marsh, 2016). Ma la fuga che offre agli uomini che si sentono impotenti nel mondo reale è una finzione di controllo sulle donne. Questo messaggio ha sicuramente un impatto sulle donne reali che questi uomini incontrano nella loro vita offline. Lo ha ammesso la stessa interprete. &#8220;Molti uomini vogliono che io li domini. Sono gli stessi che fanno del male alle donne nella vita reale, e pensano che lasciandosi dominare da me, in qualche modo compensino il fatto di essere degli stronzi&#8221; (Marsh, 2016). Oppure, come ha scritto un altro: &#8220;È meglio [per gli uomini] trovare una forma di sfogo online piuttosto che andare in giro ad aggredire le persone&#8221; (Sally XXX, 2021).</p>



<p>Certo, né Zeya Marsh né Sally XXX stanno scrivendo resoconti accademici. Ma se si presume che ciò che dicono qui sia onesto, allora i loro commenti chiariscono che il mondo online di OnlyFans e del webcamming non è una mera fantasia, ma è intrinsecamente connesso alla violenza del mondo reale. E se i loro racconti sono fittizi, la tesi generale di questo rapporto di ricerca rimane intatta e supportata dalle fonti scientifiche che sono state citate precedentemente assieme ai numerosi altri esempi di aggressione e violenza che le performer sono disposte a tollerare e ad auto-infliggersi.</p>



<p>La connessione tra ciò che accade sullo schermo e fuori dallo schermo è il motivo per cui molte fantasie sessuali online sono così spaventose. Nella sua raccolta di racconti basati sulle proprie esperienze di camming, Eliza Wilde scrive di una performer che ha raccontato di un uomo che le ha chiesto di fingere di essere un&#8217;assassina a pagamento che faceva sesso con le sue vittime prima di ucciderle e poi fingersi morta. &#8220;Alla fine del gioco di ruolo (dopo avermi ucciso), per favore usa il rossetto rosso per mettere molti punti rossi sulle tette e sullo stomaco e farli sembrare fori di proiettile nel tuo corpo&#8221;. Le ha anche chiesto di &#8220;scuotere il corpo come se fosse colpito da 20 mitragliatrici&#8221; (Wilde, 2019). È vero? Onestamente non lo so. Ma non ci vuole molto a trovare performer che pubblicizzano &#8220;fisting anale&#8221;, per esempio, &#8220;slap pussy (con una cintura o un paddle)&#8221;. È quindi ragionevole supporre che il pubblico degli spettacoli privati in webcam comprenda uomini che trovano eccitante la violenza reale e performativa.</p>



<p>Non meno preoccupante è il fatto che OnlyFans e il webcamming spesso presentino donne o camgirl fatte per sembrare bambine sessualmente disponibili. Una fonte raccomanda alle modelle di vestirsi con un &#8220;vestito da scolaretta&#8221; per le loro foto profilo, con un testo che recita: &#8220;Mi dispiace non aver ancora fatto i compiti. Per favore, non punitemi troppo&#8221; (Harding, 2012). Oppure posano con un &#8220;equipaggiamento da sculacciata&#8221;, dicendo: &#8220;Sono stata una ragazza cattiva&#8221;. I clienti maschi hanno chiesto alle performer di recitare un ruolo di incesto, di comportarsi come la loro &#8220;mamma&#8221; e di abbracciare un orsacchiotto succhiandosi il pollice (Baxter, 2013; Marsh, 2016). Al contrario, alcuni uomini vogliono che le performer li guardino mentre sono seduti in una culla vestiti con un pannolino o mentre si fanno la pipì addosso indossando mutandine da donna. In Confessioni di una Cam Girl, Sally XXX ha ricordato un uomo la cui fidanzata sarebbe morta. Voleva darsi piacere mentre guardava Sally masturbarsi, vestita con un copricapo da sposa. Per un altro cliente si è versata addosso fagioli cotti nella vasca, una richiesta non rara nota come &#8220;sploshing&#8221;.</p>



<p>Queste performance online non mostrano la piena umanità o l&#8217;autenticità di una donna. OnlyFans e il webcamming permettono agli uomini di esigere che le donne si vestano, si spoglino e agiscano secondo i desideri del patriarcato, che spesso combinano la sessualità con la violenza e l&#8217;infanzia.</p>
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		<title>Pornografia: Fare le peggiori cose alle donne, tirare fuori il peggio degli uomini</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2022 13:36:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Robert Jensen La mia tesi: L&#8217;industria della pornografia arreca danno alle donne, ma anche agli uomini perché tira fuori il loro lato peggiore. Lasciate che vi spieghi il perché. Sono un professore in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2022/07/30/pornografia-fare-le-peggiori-cose-alle-donne-tirare-fuori-il-peggio-degli-uomini/" data-wpel-link="internal">Pornografia: Fare le peggiori cose alle donne, tirare fuori il peggio degli uomini</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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<p>Di <a href="https://www.counterpunch.org/2021/11/05/pornography-doing-the-worst-to-women-bringing-out-the-worst-in-men/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Robert Jensen </a></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="729" height="1024" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG-20220721-WA0005-729x1024.jpg" alt="" class="wp-image-445" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG-20220721-WA0005-729x1024.jpg 729w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG-20220721-WA0005-214x300.jpg 214w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG-20220721-WA0005-768x1078.jpg 768w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG-20220721-WA0005.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 729px) 100vw, 729px" /><figcaption>Opera di Vesna Pavan (<a href="https://www.vesnapavan.com/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">https://www.vesnapavan.com/</a>)</figcaption></figure>



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<p>La mia tesi: L&#8217;industria della pornografia arreca danno alle donne, ma anche agli uomini perché tira fuori il loro lato peggiore. Lasciate che vi spieghi il perché.</p>



<p>Sono un professore in pensione dell&#8217;Università del Texas e ho iniziato a studiare l&#8217;industria della pornografia dal 1988. Ho scritto una tesi di dottorato, vari articoli scientifici e tre libri riguardanti questo tema. Le conclusioni cui sono arrivato con il mio lavoro accademico sui danni della pornografia mi hanno portato a contribuire al movimento femminista anti-pornografia, concentrandomi sull&#8217;organizzazione di eventi di educazione pubblica e scrivendo per un pubblico generico. Entrambe le attività, quella accademica e quella da attivista, sono intrinsecamente collegate. Ogni anno vengono pubblicate sempre più ricerche accademiche in psicologia e sociologia che convalidano le intuizioni di quell&#8217;analisi femminista radicale, ed è proprio questo fatto a rendere così importante l&#8217;attivismo.</p>



<p>Oggi voglio spiegare perché si dovrebbe dare centralità alla critica femminista, nel contesto più ampio dell&#8217;analisi riguadante lo sfruttamento sessuale e la violenza maschile, al fine di poter comprendere il danno causato dalla pornografia. Sottolineo questo per tre motivi.</p>



<p>Innanzitutto, ci sono femministe che difendono, e persino celebrano, l&#8217;industria della pornografia. Anziché combattere lo sfruttamento sessuale delle donne che è il cuore pulsante di tale indusria, queste <em>&#8220;femministe&#8221;</em> sostengono di difendere le cosiddette &#8220;lavoratrici del sesso&#8221; o la loro &#8220;libertà sessuale”. L&#8217;industria del porno però non tratta le donne che vi sono coinvolte come delle lavoratrici normali. Infatti non viene concessa loro la protezione minima concessa a qualsiasi altro tipo di lavoratore, proprio perché lo sfruttamento è necessario al mantenimento dell&#8217;intero sistema e all&#8217;intrattenimento fornito al &#8220;cliente&#8221; come prodotto. Il modello di business di tale industria non promuoverà mai un&#8217;espressione che sia coerente con i diritti umani. È cruciale sfidare il femminismo liberale pro-pornografia con la critica che è stata sviluppata dalle donne del movimento femminista anti-pornografia, che include molte sopravvissute alle industrie dello sfruttamento sessuale.</p>



<p>In secondo luogo, è presente un&#8217;altra critica alla pornografia proveniente dalle fila dei conservatori e dei religiosi. Sebbene vi siano dei valori condivisi, a differenza della critica da parte dei religiosi, l&#8217;analisi delle femministe radicali si inserisce in una più grande sfida e resistenza al sistema patriarcale di dominio maschile istituzionalizzato.</p>



<p>In terzo luogo, è importante che gli uomini supportino una critica alla pornografia di stampo femminista. Un numero crescente di uomini sta rifiutando l&#8217;uso della pornografia a causa degli effetti negativi sul loro immaginario sessuale e sulla loro vita sessuale, specialmente quando si ritrovano intrappolati in modelli simili alla dipendenza. Questa autoconsapevolezza è di certo un segnale positivo, ma è comunque solo un primo passo. Gli uomini hanno la responsabilità di unirsi a un movimento femminista che metta il danno inferto alle donne e ai/alle bambini/e al centro di una critica della pornografia.</p>



<p>La frase &#8220;Commercial Sexual Exploitation&#8221; nel titolo di questa inchiesta è cruciale, perché mantiene l&#8217;attenzione sulla realtà delle esperienze delle donne. Il termine &#8220;industria del sesso&#8221;, comunemente usato dai sostenitori e apologeti della pornografia, oscura la natura dello scambio. La pornografia &#8211; insieme alla prostituzione, lo spogliarello, i saloni di massaggio, i servizi di escort &#8211; riguarda essenzialmente gli uomini che comprano e vendono corpi femminili oggettivati per il loro egoistico piacere sessuale. Ecco perché utilizzo il termine &#8220;industria di sfruttamento sessuale&#8221;, per identificare la vera natura di questo modello di business. Le mie colleghe di questo panel &#8211; Gail Dines, Clare McGlynn e Laila Mickelwait &#8211; potranno elaborare i danni causati da questa industria, e suggerire opzioni politiche che offrono le migliori alternative per sradicare l&#8217;industria del porno.</p>



<p>Ho abbracciato tardi l&#8217;analisi femminista contro la pornografia. Da giovane avevo opinioni liberali a favore della pornografia e deridevo quella critica femminista che in realtà non comprendevo veramente. Ma quando usavo la pornografia, mi sentivo sempre inquieto. In fondo credo che sapessi che legare il mio piacere sessuale all&#8217;uso di corpi femminili oggettivati era in contrasto con il mio migliore Io. Poi ho scoperto la critica femminista, espressa con forza da Andrea Dworkin nel suo rivoluzionario libro &#8220;Pornography: Men Possessing Women&#8221;. Dworkin e altre femministe non solo sfidarono la mia superficiale politica liberale, ma si fecero portatrici anche del mio disagio con le norme di mascolinità dominanti della cultura, che sono espresse così palesemente nella pornografia: l&#8217;ossessione del controllo e l&#8217;obiettivo della conquista.</p>



<p>All&#8217;epoca, la critica femminista era un&#8217;analisi convincente del mondo pornografico pre-internet. Più di quattro decenni dopo, la costante intensificazione del sessismo e del razzismo nella pornografia l&#8217;hanno resa ancora più convincente. Ma in quello stesso periodo di tempo, la critica femminista è stata costantemente spinta ai margini dalle istituzioni liberali, specialmente nelle università.</p>



<p>Penso che questo rifiuto, ideologicamente guidato, di un&#8217;analisi così convincente sia il risultato della paura e della negazione. La paura è una reazione comprensibile a quanto intensamente crudele e denigrante sia diventata la pornografia. Può essere spaventoso guardare come l&#8217;abuso delle donne sia diventato un intrattenimento sessuale di routine. La negazione è il non riconoscere quanto le norme sessiste del patriarcato possano giustificare la brutalità dell&#8217;industria dello sfruttamento sessuale e quanto tutto ciò sia radicato nella paura che scaturisce dalla critica di tale sistema. L&#8217;analisi femminista infatti rivela la realtà patriarcale sulle nostre vite, dalla politica globale agli spazi più intimi della nostra quotidianità.</p>



<p>Infine, la critica femminista alle industrie di sfruttamento sessuale è, per me e per le femministe con cui ho lavorato, parte di una critica più ampia di tutte le forme di potere che sono utilizzate quotidianamente. Le attiviste che contestano lo sfruttamento sessuale commerciale mettono anche in evidenza gli abusi di potere in tutte le loro forme: razzismo, disuguaglianza economica e sfruttamento globale, militarismo, degrado ecologico. La critica femminista alla pornografia fa parte di una più ampia critica progressista/ecologista delle concentrazioni illegittime di potere.</p>



<p>Per concludere vi lascio una citazione presa dal mio libro &#8220;La fine del patriarcato&#8221;:</p>



<p>&lt;&lt; Suggerisco di porre una domanda che è fondamentale ogni volta che incontriamo una nuova idea, un progetto politico o una proposta politica: è probabile che questo aiuti le persone a creare e mantenere comunità umane stabili e dignitose e che possano rimanere in una relazione sostenibile con il più ampio mondo vivente? &gt;&gt;</p>



<p>Sulla base di più di tre decenni di ricerca e attivismo, posso affermare senza esitazioni o riserve che la pornografia e le altre industrie di sfruttamento sessuale sono un impedimento a comunità umane stabili e decenti. La pratica degli uomini di comprare e vendere corpi femminili oggettivati per il piacere sessuale è incompatibile con la dignità umana.</p>



<p>I difensori della pornografia tipicamente rispondono con: &#8220;Beh, se non ti piace il porno, non guardarlo&#8221;. In effetti, molte persone scelgono di non guardarlo, ma nessuno può sfuggire a una cultura sempre più pornografica. Scegliere di non guardare la pornografia non elimina i danni creati da un&#8217;industria che fa violenza alle donne, ma danneggia anche agli uomini perché tira fuori il loro lato peggiore.</p>
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		<title>Mito 10: La pornografia non è prostituzione</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2022/01/17/mito-10-la-pornografia-non-e-prostituzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RcpResFemAd]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 13:18:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura dello stupro]]></category>
		<category><![CDATA[industria del porno]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia e prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia e violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[violenza maschile sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Traduzione di Giulia C. &#8220;10 miti sulla pornografia&#8221; a cura dell&#8217;Associazione Talita. Spesso le persone distinguono tra pornografia e prostituzione; la prima avviene sullo schermo, l’altra in quella che chiamiamo “realtà”. Eppure, la pornografia&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2022/01/17/mito-10-la-pornografia-non-e-prostituzione/" data-wpel-link="internal">Mito 10: La pornografia non è prostituzione</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2022/01/Screen-Shot-2022-01-08-at-14.14.26.png" alt="" class="wp-image-434" width="464" height="640" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2022/01/Screen-Shot-2022-01-08-at-14.14.26.png 464w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2022/01/Screen-Shot-2022-01-08-at-14.14.26-218x300.png 218w" sizes="auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px" /><figcaption><strong>Suzanne Blac, Pornographers, pimps and predators</strong></figcaption></figure>



<p>Traduzione di Giulia C. &#8220;<a href="https://prostitutionresearch.com/10-myths-about-porn/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">10 miti sulla pornografia</a>&#8221; a cura dell&#8217;Associazione Talita.</p>



<p>Spesso le persone distinguono tra pornografia e prostituzione; la prima avviene sullo schermo, l’altra in quella che chiamiamo “realtà”. Eppure, la pornografia non è che un’altra forma di prostituzione: “una o più persone che compiono un atto sessuale in cambio di un compenso”. In realtà la pornografia e la prostituzione non sono due mondi separati, e molti siti porno traggono parte dei loro profitti dalle “live video chats” e da pubblicità di pagine di escort dove le donne vengono comprate e vendute³. Non è una coincidenza che la maggioranza delle donne e delle ragazze che si trovano nelle video chat online provengano da Paesi in via di sviluppo, appartengano a minoranze o non siano bianche.</p>



<p>Gli studi in merito mostrano che, come per le donne prostituite, le donne che prendono parte alla produzione di pornografia provengono da contesti svantaggiati e situazioni di povertà, abuso sessuale infantile o mancanza di un alloggio¹⁵. Gli studi mostrano anche che le donne prostituite vengono usate anche nella pornografia: una ricerca effettuata su 854 persone prostituite in 9 Paesi ha riscontrato che il 49% di queste era stata usata anche all’interno della pornografia<a href="#_ftn1">[1]</a>. In totale, il 68% delle partecipanti alla ricerca presentavano i sintomi clinici del disturbo da stress post traumatico (PTSD), la stessa percentuale di PTSD presente tra le sopravvissute all’abuso sessuale, tra le vittime di violenza, tra i veterani di guerra e tra i rifugiati che hanno subito torture. Le persone prostituite usate nella pornografia mostravano sintomi più severi di PTSD rispetto alle altre. Le sopravvissute alla pornografia, alla prostituzione e al traffico di esseri umani affermano che la pornografia è una forma di prostituzione particolarmente traumatica poiché le immagini del proprio abuso non potranno mai essere rimosse da Internet<a href="#_ftn2">[2]</a>. &nbsp;</p>



<p>Il forte collegamento tra pornografia e prostituzione è evidenziato anche dagli studi sulla domanda di sesso a pagamento. Secondo questi studi, gli uomini che fanno uso di pornografia comprano sesso in misura maggiore rispetto alla media, e i compratori di sesso vogliono mettere in atto o “ricreare” con le donne prostituite quello che hanno visto nei film porno<a href="#_ftn3">[3]</a>. Gli ultimi report della polizia svedese indicano che la polizia arresta uomini sempre più giovani per il reato dell’acquisto di sesso, e associano questo fenomeno al crescente e diffuso consumo di pornografia. “Un ragazzo di 15 anni non si sveglia una mattina e decide all’improvviso di comprare del sesso. Nel nostro lavoro constatiamo continuamente che i compratori di sesso sono assidui consumatori di pornografia”, afferma l’ex responsabile dell’unità contro la prostituzione della polizia di Stoccolma, l’Ispettore Simon Häggström<a href="#_ftn4">[4]</a>. Quindi, rafforzando la tendenza degli uomini e dei ragazzi a comprare i corpi delle donne e delle ragazze, la pornografia alimenta la domanda di sesso a pagamento e di traffico di esseri umani.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Farley et al. (2004). ”Prostitution and Trafficking in Nine Countries: An Update on Violence and Posttraumatic Stress Disorder.” Journal of Trauma Practice, 2:33-74.</p>



<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Donevan, M. (2018). Preliminary results from Talita’s study on the pornography industry.</p>



<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Farley, M., Golding, J., Matthews, E., Malamuth, N., and L. Jarrett. (2015). “Comparing sex buyers with men who do not buy sex: New data on prostitution and trafficking.” Journal of Interpersonal Violence, DOI: 10.1177/0886260515600874; Monto, M., and N. McRee. (2005). “A comparison of the male customers of female street prostitutes with national samples of men.” International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology, 49:505-529.</p>



<p><a href="#_ftnref4">[4]</a> ”Vi måste prata mer om sexköparna”. Fråga Doktorn 2017-04-24. Retrieved from: https://www.svt.se/fraga-doktorn/vi-maste-prata-mer-om-sexkoparna/</p>
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		<title>Mito 9: Il porno amatoriale va bene perché nessuno ci guadagna sopra</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2022/01/08/mito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RcpResFemAd]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jan 2022 13:08:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[industria del porno]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia amatoriale]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia e violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[violenza maschile sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Traduzione di Giulia C. 10 miti sulla pornografia a cura dell&#8217;Associazione Talita Molti ritengono che il cosiddetto porno amatoriale non sia prodotto a fini commerciali, e che pertanto i suoi contenuti siano più rispettosi&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2022/01/08/mito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra/" data-wpel-link="internal">Mito 9: Il porno amatoriale va bene perché nessuno ci guadagna sopra</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Traduzione di Giulia C. <a href="https://prostitutionresearch.com/10-myths-about-porn/" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">10 miti sulla pornografia</a> a cura dell&#8217;Associazione Talita</p>



<p></p>



<p><img loading="lazy" decoding="async" width="409" height="306" class="wp-image-412" style="width: 409px;" src="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2021/10/Screen-Shot-2021-10-30-at-17.06.44.png" alt="" srcset="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2021/10/Screen-Shot-2021-10-30-at-17.06.44.png 838w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2021/10/Screen-Shot-2021-10-30-at-17.06.44-300x224.png 300w, https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/wp-content/uploads/2021/10/Screen-Shot-2021-10-30-at-17.06.44-768x575.png 768w" sizes="auto, (max-width: 409px) 100vw, 409px" /></p>



<p>Molti ritengono che il cosiddetto porno amatoriale non sia prodotto a fini commerciali, e che pertanto i suoi contenuti siano più rispettosi della parità tra i sessi e non reifichino le donne. Ma è impossibile assicurarsi che la pornografia amatoriale non sia in realtà stata prodotta a fini commerciali, o che tutti i partecipanti siano d’accordo su quello che viene filmato e con il fatto che lo sia. Per esempio, non è raro che i compratori di sesso paghino le donne prostituite un extra per filmare l’atto sessuale, che può poi essere caricato online. La pornografia amatoriale è anche un genere specifico all’interno dell’industria del porno, e nella maggioranza dei casi non è meno commerciale del resto delle produzioni pornografiche<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p>



<p>Gli studi mostrano che il porno amatoriale veicola gli stessi ruoli e stereotipi di genere della pornografia mainstream<a href="#_ftn2">[2]</a>. Uno studio del 2014 su 400 tra i porno più popolari, ha riscontrato che la pornografia amatoriale contiene ancora più violenza e oggettificazione delle altre forme di pornografia<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p>



<p>Inoltre, alcuni generi nelle pagine di pornografia amatoriale come “ex-moglie”, “ex-ragazza” e “revenge porn” suggeriscono che questi film e video non sono stati creati in modo consensuale da parte di entrambi i partecipanti. &nbsp;Inviarsi immagini e video di nudi, il cosiddetto “sexting”, è una pratica sempre più comune tra i giovani, e questo materiale può essere diffuso molto facilmente, finendo poi sui siti porno o tra le mani di uomini che lo utilizzeranno per ricattare e adescare giovani vittime al fine di abusare di loro. In tutto il mondo le case rifugio per donne e bambine riportano che spesso gli autori di violenza sessuale filmano gli abusi che commettono e/o diffondono online le immagini delle vittime senza il loro consenso.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Attwood, F. (2009). Mainstreaming sex: The sexualization of western culture. London: I.B. Tauris.</p>



<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Van Doorn, N. (2010). “User-Generated Pornography, Gender Reification, and Visual Pleasure.” Convergence: The International Journal of Research into New Media Technologies, 16(4):411-430.</p>



<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Klaassen, M., and J. Peter (2014). “Gender (In)equality in Internet Pornography: A Content Analysis of Popular Pornographic Internet Videos.” The Journal of Sex Research, 52:721-735.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2022%2F01%2F08%2Fmito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra%2F&amp;linkname=Mito%209%3A%20Il%20porno%20amatoriale%20va%20bene%20perch%C3%A9%20nessuno%20ci%20guadagna%20sopra" title="Facebook" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2022%2F01%2F08%2Fmito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra%2F&amp;linkname=Mito%209%3A%20Il%20porno%20amatoriale%20va%20bene%20perch%C3%A9%20nessuno%20ci%20guadagna%20sopra" title="Twitter" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2022%2F01%2F08%2Fmito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra%2F&amp;linkname=Mito%209%3A%20Il%20porno%20amatoriale%20va%20bene%20perch%C3%A9%20nessuno%20ci%20guadagna%20sopra" title="Email" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_print" href="https://www.addtoany.com/add_to/print?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2022%2F01%2F08%2Fmito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra%2F&amp;linkname=Mito%209%3A%20Il%20porno%20amatoriale%20va%20bene%20perch%C3%A9%20nessuno%20ci%20guadagna%20sopra" title="Print" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2022%2F01%2F08%2Fmito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra%2F&amp;linkname=Mito%209%3A%20Il%20porno%20amatoriale%20va%20bene%20perch%C3%A9%20nessuno%20ci%20guadagna%20sopra" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="https://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2022%2F01%2F08%2Fmito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra%2F&amp;linkname=Mito%209%3A%20Il%20porno%20amatoriale%20va%20bene%20perch%C3%A9%20nessuno%20ci%20guadagna%20sopra" title="Gmail" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_button_copy_link" href="https://www.addtoany.com/add_to/copy_link?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2022%2F01%2F08%2Fmito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra%2F&amp;linkname=Mito%209%3A%20Il%20porno%20amatoriale%20va%20bene%20perch%C3%A9%20nessuno%20ci%20guadagna%20sopra" title="Copy Link" rel="nofollow noopener external noreferrer" target="_blank" data-wpel-link="external"></a><a class="a2a_dd a2a_counter addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it%2F2022%2F01%2F08%2Fmito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra%2F&#038;title=Mito%209%3A%20Il%20porno%20amatoriale%20va%20bene%20perch%C3%A9%20nessuno%20ci%20guadagna%20sopra" data-a2a-url="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2022/01/08/mito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra/" data-a2a-title="Mito 9: Il porno amatoriale va bene perché nessuno ci guadagna sopra" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2022/01/08/mito-9-il-porno-amatoriale-va-bene-perche-nessuno-ci-guadagna-sopra/" data-wpel-link="internal">Mito 9: Il porno amatoriale va bene perché nessuno ci guadagna sopra</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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		<title>La denuncia di Billie Eilish  contro il porno fa ben sperare per il femminismo</title>
		<link>https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2021/12/16/la-denuncia-di-billie-eilish-contro-il-porno-e-di-buon-auspicio-per-il-femminismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RcpResFemAd]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 09:40:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sopravvissute]]></category>
		<category><![CDATA[cultura dello stupro]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo radicale]]></category>
		<category><![CDATA[industria del porno]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia e minori]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia e violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento sessuale minori]]></category>
		<category><![CDATA[violenza maschile sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Julie Bindel Traduzione dall&#8217;inglese di Chiara C. Le donne non sono frigide odiatrici di uomini perché si oppongono al porno. Come una giovane pop star ha coraggiosamente rivelato, ha distrutto una generazione. La&#46;&#46;&#46;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it/2021/12/16/la-denuncia-di-billie-eilish-contro-il-porno-e-di-buon-auspicio-per-il-femminismo/" data-wpel-link="internal">La denuncia di Billie Eilish  contro il porno fa ben sperare per il femminismo</a> proviene da <a href="https://www.resistereallaculturadelporno.resistenzafemminista.it" data-wpel-link="internal">Resistere alla Cultura del Porno</a>.</p>
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<p>di <a href="https://www.mailplus.co.uk/edition/comment/135684/billie-eilish-denouncing-porn-bodes-well-for-feminism?utm_source=facebook&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=shared_link&amp;fbclid=IwAR0Squ80ALHvi2CebAHcuEAncYZ-8RaDJTzP8VboOf3ZO_85kxAy0KyWyFo" data-wpel-link="external" target="_blank" rel="external noopener noreferrer">Julie Bindel </a></p>



<p>Traduzione dall&#8217;inglese di Chiara C.</p>



<p>Le donne non sono frigide odiatrici di uomini perché si oppongono al porno. Come una giovane pop star ha coraggiosamente rivelato, ha distrutto una generazione.</p>



<p>La cantante Billie Eilish si è espressa contro la pornografia &#8220;violenta e abusiva&#8221; etichettandola come &#8220;una vergogna&#8221;.</p>



<p>Questo è di buon auspicio per il femminismo.</p>



<p>Parlando allo show di Howard Stern, la giovane star ha rivelato come il porno, che ha consumato per la prima volta all&#8217;età di 11 anni, le abbia dato incubi e distrutto la sua sessualità, ma che ha l’ha guardato per sentirsi come &#8220;uno dei ragazzi&#8221;.</p>



<p>Eilish, che ha iniziato la sua carriera indossando vestiti larghi per evitare che la gente commentasse sul suo corpo, ha coraggiosamente parlato nella trasmissione con Stern, un uomo ben noto per la sua predilezione per il porno.</p>



<p>La plurivincitrice di Grammy ha detto che è arrabbiata con se stessa per aver pensato che fosse giusto guardare così tanto porno. Ha spiegato che quando ha iniziato ad uscire con gli uomini, ha trovato difficile dire &#8220;no&#8221; a certe pratiche sessuali dannose perché erano diventate così normali a causa del diffuso consumo di porno tra i giovani ragazzi e gli uomini.</p>



<p>Un rapporto dell&#8217;Ofsted pubblicato a giugno di quest&#8217;anno ha rivelato Il livello impressionante di molestie sessuali e abusi sessuali online che le ragazze &#8211; e alcuni ragazzi &#8211; sperimentano quotidianamente. La tragedia è che così tante vittime considerano tali molestie come una routine e quindi pensano abbia poco senso sfidarle o denunciarle. Scommetto che alcune di queste giovani donne si sentono più incoraggiate ora che hanno un modello di riferimento come Eilish.</p>



<p>Parlando con le ragazze a scuola come parte della mia campagna contro lo sfruttamento sessuale, ho sentito storie terribili di insulti sessisti, abusi online, upskirting, contatti indesiderati nei corridoi della scuola e battute sullo stupro.</p>



<p>I ragazzi condividono foto di ragazze nude su WhatsApp e Snapchat come se stessero raccogliendo trofei. Un certo numero di ragazzi mi ha detto che cercano forme sempre più violente di pornografia perché si annoiano della &#8220;roba tradizionale&#8221;.</p>



<p>Purtroppo, sembra che il porno sia ora la nuova &#8220;educazione sessuale&#8221; nelle scuole. L&#8217;aumento del suo uso e il livello di violenza e abuso rappresentato al suo interno è un chiaro riflesso del livello di misoginia che le donne e le ragazze stanno sperimentando nella vita quotidiana. Perché altrimenti così tanti ragazzi e uomini di tutte le età vorrebbero consumare immagini di donne umiliate, torturate e abusate? E come può questo non essere un&#8217;indicazione del modo in cui gli uomini sono incoraggiati a vedere le donne?</p>



<p>Le ragazze “cool” ci dicono che amano la pornografia, e non si preoccupano di recitare in un film autoprodotto da inviare ai loro fidanzati o di guardare questi video dannosi per compiacere o impressionare. Alcune sostengono addirittura che il porno può essere femminista. Per lo meno, questa è la linea ufficiale diffusa da molte giovani donne nelle università e altrove.</p>



<p>Parlare contro la pornografia viene considerato come parlare contro il sesso secondo le regole imposte loro da alcuni giovani progressisti. E come abbiamo visto più volte, parlare contro il sessismo porta spesso a etichettare le femministe come frigide odiatrici di uomini.</p>



<p>Ora la diciannovenne Eilish si è unita a una schiera sempre crescente di donne che si rifiutano di seguire la propaganda sessista e dicono invece la verità, spesso a caro prezzo. Ha fatto a pezzi l&#8217;idea che il porno sia una forma di empowerment per le donne.</p>



<p>Eilish è destinata a diventare un modello forte per le giovani donne di tutto il mondo che sono vittime di bullismo e costrette ad accettare il porno come qualcosa di buono per loro.</p>



<p>Nonostante l&#8217;ostilità, le minacce e le conseguenze spesso gravi per coloro che parlano contro l&#8217;attuale ondata di misoginia, le femministe, in massa, sono in rivolta.</p>
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